Presentato il Trento Film Festival 2023, “Destinazione… Etiopia”

Tornerà a esplorare paesaggi e culture dell’Africa, rivolgendo lo sguardo all’Etiopia, l’edizione numero 71 del Trento Film Festival, in programma dal 28 aprile a 7 maggio prossimi, che è stata presentata oggi da Sergio Fant, responsabile della programmazione cinematografica della rassegna.

“La scelta di dedicare la sezione Destinazione… all’Etiopia vuole invitare lo spettatore, per la seconda volta dopo il successo della selezione dedicata al Marocco nel 2019, a confrontarsi con immagini e storie dal continente africano, scoprendo paesaggi e tradizioni di un Paese unico e affascinante, e affrontando fenomeni geopolitici epocali, ignorati o sottovalutati dalla lettura troppe volte miope proposta in Europa e in Occidente”, ha spiegato Fant. Con un’altitudine media di 1.330 metri sul livello del mare, l’Etiopia è uno dei Paesi più alti del pianeta. La sua vetta più alta è il Ras Dascian che raggiunge i 4.533 metri, mentre Addis Abeba, a 2.355 metri, è la quarta capitale più alta al mondo. All’interno del continente africano, con le sue crisi e problematiche, l’Etiopia rappresenta un caso particolarmente attuale, e drammatico: il 12 novembre scorso è stato firmato l’armistizio tra governo etiope e Fronte popolare di liberazione del Tigrai, la regione a nord del paese dove dal novembre 2020 era in corso un conflitto tra forze federali e autorità locali, in una delle peggiori crisi umanitarie mondiali recenti. “Tutto questo in un Paese in cui la bellezza del paesaggio, con le sue verdeggianti montagne, sorprendenti per chi immagina un Corno d’Africa brullo e desertico, racconta di comunità dalle tradizioni millenarie, con legami profondi con un territorio che, se non fosse depredato da interessi locali e globali, rappresenterebbe una risorsa naturale unica nel continente”, prosegue Fant.

Sono tanti, quindi, i motivi di interesse di questa Destinazione… Etiopia, possibile anche grazie all’affiorare nei festival internazionali di alcune apprezzate opere sia di registi stranieri, che di autori etiopi spesso formatisi all’estero, come nel caso del pluripremiato Faya Dayi (Etiopia/Stati Uniti/Qatar, 2021) di Jessica Beshir: girato ad Harar, la città rurale in cui è cresciuta la regista, documenta la coltivazione e il commercio del khat, la tradizionale pianta stimolante etiope, attraverso lo sguardo di un gruppo di ragazzi e straordinarie immagini in bianco e nero. L’immersione nel paesaggio etiope prosegue con Marcher pour Genna (Belgio, 2018) di Frédéric Furnelle e Olivier Bourguet, racconto del pellegrinaggio tradizionale degli ortodossi etiopi verso la località di Lalibela, durante decine di giorni attraverso i monti Simien e una natura grandiosa, e con Lamb (Etiopia/Francia/Germania/Norvegia, 2015) di Yared Zeleke, unico lungometraggio narrativo della selezione, che vede protagonista il piccolo Ephraim in un avventuroso viaggio attraverso l’Etiopia, per sfuggire allo sfruttamento, tornare dalla famiglia e salvare il suo inseparabile agnello.

Centrale nel programma sarà il ruolo delle donne etiopi nelle loro comunità, e nell’immaginare un futuro per il paese. A loro sono dedicati Among Us Women (Germania/Etiopia, 2021) di Sarah Noa Bozenhardt e Daniel Abate Tilahun, incentrato sul personale di un centro sanitario in una zona rurale dell’Etiopia, in lotta contro la mortalità materna, e Stand Up My Beauty (Svizzera/Germania, 2021) di Heidi Specogna, protagonista una cantante azmari di Addis Abeba, che sogna di raccontare con la sua musica la vita delle donne etiopi, le cui storie ci guidano alla scoperta di un paese in rapida evoluzione.

Da montagne e aree remote ci si sposterà alle periferie di Addis Abeba: Anbessa (Etiopia/Italia/Stati Uniti, 2019) di Mo Scarpelli le esplora attraverso la crescita di un ragazzino in bilico tra antico e moderno, tra città e natura; mentre Rift Finfinnee (Germania, 2020) di Daniel Kötter conduce lo spettatore in un viaggio tra geografia, architettura e vita quotidiana, seguendo i lavoratori agricoli ed edili della zona est della capitale, per una riflessione sull’urbanizzazione delle società africane.

In programma anche un rilevante contributo italiano, con i cortometraggi Africa bianca di Filippo Foscarini e Marta Violante (Italia, 2020) e Mud Road di Francesco De Giorgi (Italia, 2019), e il documentario-saggio Negus (Italia, 2016) diretto dal duo artistico italiano Invernomuto (protagonista il leggendario musicista Lee “Scratch” Perry, recentemente scomparso), che esplora la convergenza di storia, mito e magia attraverso le complesse e conflittuali eredità dell’ultimo imperatore dell’Etiopia, Haile Selasie I, tra Italia, Etiopia e Jamaica.

Ma come ogni anno, alla ricca selezione cinematografica dedicata al Paese ospite si affiancheranno molti eventi e incontri. Condotto dalla cantante e attrice Saba Anglana, accompagnata dalle musiche e illustrazioni sonore di Fabio Barovero, il pubblico potrà avventurarsi in un viaggio fatto di narrazioni, canzoni e suggestioni musicali alla scoperta dell’Etiopia delle origini, terra dalla cultura antichissima, preservata dalla morfologia protettiva degli altipiani.

In collaborazione con PAMS Foundation, per tutti gli appassionati di natura e animali selvatici, un appuntamento dedicato ai gelada, le “scimmie alpiniste” più famose del mondo, con la primatologa Elisabetta Palagi, professoressa associata presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

Spazio anche alla letteratura, con la presentazione di La vita a modo mio (Edizioni Settecolori), avvincente biografia dell’ultimo grande esploratore inglese, Wilfred Thesiger, figura leggendaria per i suoi viaggi in alcuni dei luoghi più inaccessibili della terra. Stefano Rossi dialogherà con Stenio Solinas, direttore editoriale di Settecolori, in un incontro realizzato in collaborazione con CCI – Centro per la Cooperazione Internazionale.

Immancabile una mostra documentaristica, che sarà dedicata al lavoro della comunità imprenditoriale italiana nel dopoguerra in Etiopia. L’Italia e l’Etiopia vantano una lunga e antica storia comune, intervallata in questi ultimi 150 anni sia da buone e fruttuose relazioni che da guerre di aggressione provocate dalle mire espansionistiche italiane che hanno definitivamente avuto termine il 5 maggio 1941 con la vittoria etiope condotta dall’imperatore Haile Sellasie I. La mostra è a cura di Carmelo Giordano, Antonella Loliva, Olga Montuori e Giampiero Angelini.

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