Assieme al calice, serve la moka: a Praso si riflette su presente e futuro delle piccole comunità

Forza e debolezza delle piccole comunità. Questo il tema attorno al quale si è riflettuto nell’incontro organizzato questa mattina a Praso per l’ormai tradizione festa di Avvenire e Vita Trentina.

A confrontarsi la sindaca di Valdaone Ketty Pellizzari, il vescovo Lauro e Massimo Calvi, caporedattore di Avvenire. “Chi era contrario alla fusione tra Comuni – e il referendum è passato perché a Praso sono andati a votare i “no” – temeva una perdita di identità, ma così non è stato. Siamo alla periferia della periferia, a oltre un’ora da Trento, ma non siamo un dormitorio”, ha spiegato Pellizzari. “Anche dopo la fusione le comunità di Praso, Daone e Bersone sono restate unite. Sono convinta che un giorno esisterà anche la comunità di Valdaone”.

È in atto un processo globale di trasferimento delle persone dalle aree rurali a quelle urbane, l’Italia ha la crisi demografica peggiore: nel 2050 secondo l’Istat l’Italia potrebbe avere 12 milioni di persone in meno. “È difficile contrastare o governare questo fenomeno, si deve accettare e si può provare a mitigarne gli effetti”, ha osservato Calvi. “Penso a una famiglia, magari con figli, l’immaginario oggi è quello della fuga in montagna, invece la famiglia dovrebbe desiderare di vivere la montagna, immaginandosi un futuro”.

Le comunità montane, delle aree interne, sono a volte chiuse, è difficile entrare a farne parte per chi viene da fuori, ha evidenziato Calvi. “La tecnologia deve essere d’aiuto, la possibilità di stare connessi, di sentirsi parte di questa comunità: ma non si può pensare di risolvere il problema dei piccoli comuni isolandoli, bisogna pensarli in un sistema unico con la città”, ha detto ancora Calvi.

“Sono arrivata qua da ‘zitadina’, e ora sono sindaca. Ho cresciuto i miei ragazzi qua e sono contenta di questo, la comunità dei piccoli paesi può aiutare davvero i nostri giovani a dare profondità alle relazioni”, ha ripreso Pellizzari. “Le possibilità ci sono – anche ad esempio per chi decide di trasferirsi qui o vuole ristrutturare la propria abitazione – ma garantire i servizi sul territorio non è semplice, anche a causa della burocrazia che rende tutto più faticoso”.

Nell’ottica di ripopolare i piccoli centri montani, negli ultimi anni, si è lavorato anche sul piano politico, “pensiamo ad esempio al progetto Cooliving che ha permesso a diverse famiglie di trasferirsi a Luserna prima e ora a Canal San Bovo e Caoria”, ha spiegato il nostro direttore Diego Andreatta.

“Mi sento fortunato per la possibilità di trovare nella nostra diocesi territori dove resistono prossimità e vicinanza che lasciano la possibilità di immaginare una vita comunitaria vera, costruita attorno al Vangelo. Cosa che è difficile invece nella periferia di una grande città. Proviamo a smontare l’immaginario che essere vicini ai servizi sia il meglio del meglio”, ha detto nel suo intervento mons. Lauro Tisi. “C’è bisogno di ripensare la grammatica di cosa significa essere comunità e provare a ragionare in profondità sul fatto che il binomio città- valle sta in piedi se le persone non vivono il territorio solo come fruitori di servizi, ma mettendosi in gioco, con responsabilità. Non consumare le relazioni ma abitarle, portando a casa un po’ di vita. La globalizzazione ha frantumato il villaggio, ma le relazioni concrete sanno ancora fare radicamento e creare appartenenza, per una difesa dell’identità che non è solo campanile: c’è qualcosa di bello nella differenza, nel dire io sono di Roncone, sono di Praso, di Bondo o di Breguzzo”.

Esisteranno ancora le piccole comunità cristiane? E a quali condizioni? Interrogativi a cui ha risposto il vescovo di Trento, secondo cui “la scommessa sulle Unità pastorali ha dato un contributo alla non dissoluzione della vita delle comunità, permettendo loro di rimanere vive con le proprie identità e  caratteristiche. Abbiamo realtà molto piccole ma molto vive, dove non c’è la fatica che si riscontra nei grandi centri”, ha proseguito mons. Tisi. “Far lavorare le parrocchie in rete, confermando l’identità e centralizzando il resto è un’idea vincente: collaborare per competere è uno slogan che viene dal mondo economico che mi piace, perché dentro la collaborazione ognuno mette in gioco il proprio volto”, ha concluso Tisi.  “Oggi dobbiamo mandare in onda comunità attrattive, vivaci e costruite a misura di chi fa fatica. Servono eucaristie fatta di moka e calice. Dove c’è qualità, c’è vita”.

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