La pastorale delle occasioni

L’arcivescovo mons Lauro Tisi nell’incontro con i preti trentini

4 ottobre 2023: che ricco questo san Francesco! Ci lascia la lettera-appello del Papa per il pianeta, l’avvio di un Sinodo dei vescovi più femminile e la sollecitazione forte del vescovo Lauro per una “nuova” pastorale.

Lo ha fatto in Seminario nell’atteso incontro d’inizio anno con i sacerdoti, durante il quale ha annunciato la sua prima Visita pastorale per l’ottobre 2024. E prima di indicare loro alcune richieste specifiche alle comunità trentine (dai “dieci minuti” di Parola di Dio prima di ogni incontro alla cura “dei propri poveri” sul territorio), mons. Tisi si è detto convinto – anche per le esperienze estive con i giovani ed il confronto con i confratelli – dell’importanza di quella che ha definito una “pastorale occasionale”. Ma non nel senso di “improvvisata o superficiale”, ma “capace di abitare ogni occasione offerta dall’umano”.

E per spiegare cosa intende per questa “pastorale delle occasioni” ne ha indicate alcune, non solo a titolo di esempio: “le famiglie colpite dalla malattia, dal lutto, dalla sofferenza economica; gli ambienti di lavoro; i giovani chiusi in casa senza più relazioni significative, motivazioni nello studio o aspettative professionali; le persone sole; in generale, tutto il mondo degli affetti e dei passaggi di vita, che sono propri di ogni persona, al di là di qualsiasi appartenenza”.

Non la tradizionale “pastorale d’ambiente”, par di capire, dedicata a operatori specializzati, e nemmeno una generica “buona volontà” di farsi prossimi a chi s’incontra…quando Dio vorrà. Nella scia di “Evangelii Gaudium” mons. Lauro rilancia papa Francesco e spinge i cristiani a prendere atto del “cambiamento d’epoca”: è un “tempo favorevole” ogni situazione in cui c’è un uomo in ricerca oppure in difficoltà o semplicemente in attesa; si apre lo spazio provvidenziale per confrontarsi con il suo volto, troppo spesso mascherato dietro i ruoli, le aspettative e i ritmi del nostro tempo. Ma questa maschera viene calata nei momenti di disagio o di insoddisfazione, proprio quando la “buona notizia del Vangelo” potrebbe attirare alla speranza.

Ha detto mons. Lauro, testualmente: “La Galilea di oggi sono gli uomini e le donne che, nelle varie ricerche sociologiche, rispondono “nessuna” alla domanda circa la loro identità religiosa, liquidati sbrigativamente come non credenti e lontani. Proprio loro sono il terreno da frequentare, cominciando da un cambio radicale del nostro atteggiamento: meravigliamoci per la fede presente, non per l’incredulità che incontriamo!”.

É una prospettiva che incoraggia alla fiducia, a non indugiare sulle tensioni ecclesiali del proprio orticello, a non deprimersi per le statistiche più recenti (vedi Avvenire, 30 settembre) che registrano post pandemia un calo di frequentazione a Messe, riunioni e forse anche castagnate.

Lo confermano alcuni nostri preti, convinti che oggi sono ancora più fertili per la semina evangelica quelle occasioni informali in cui il prete o il laico cristiano viene avvicinato per una domanda, un dubbio, una confidenza. “Può essere anche un incontro associativo, o un brindisi, una festa del paese” – la reazione di un parroco – ma questi momenti ci aiutano a conoscere la nostra gente, a capire cosa si porta dentro, da che cosa è ferita”. E reciprocamente a conoscere il prete, a comprenderlo nella sua umanità, nei suoi desideri di pastore e di uomo, potrebbe aggiungere un laico.

Ha fatto discutere gli opinionisti la corsa di oltre 4 mila persone a Milano ad ascoltare il guru indiano che offre lezioni di spiritualità. Probabilmente alcuni di loro “hanno lasciato la Chiesa, come ha rivelato l’Arcivescovo, perché trovano in essa un giudice implacabile nemico dell’umano, talvolta una ONG appiattita sui suoi servizi, ma raramente una Chiesa attraversata dallo stupore per l’incontro con il Risorto, compagna di viandanti e peccatori”. Una compagnia che sa dare valore ad ogni “occasione”.

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