Hospice, luoghi della cura e dell’accoglienza

L’hospice Cima Verde di Trento

LO SPUNTO:

Gli Hospice per le cure palliative delle malattie tumorali devono diventare una dotazione, un’offerta sanitaria delle case di riposo nelle valli, devono potersi proporre come presidio decentrato. Non sono infatti i luoghi della “buona morte”, che pur si presenta come passaggio fondamentale della vita. Sono i luoghi dell’accoglienza, della cura del dolore, fisico e morale, della condivisione, del potersi ritrovare insieme, a livello familiare, in giornate per tutti difficili. Sono i luoghi della vicinanza. Affrontare, analizzare e discutere il decentramento degli Hospice, conoscerne i problemi, è il tema di un incontro che si terrà giovedì 12 ottobre alle 20 presso il Teatro comunale di Spiazzo in Val Rendena dal titolo “Cure palliative residenziali”. Introdurrà l’incontro Giovanna Tomasini, presidente dell’Apsp casa di riposo San Vigilio Fondazione Bonazza di Spiazzo Rendena che ha promosso il convegno, moderato da Roberto Povoli, che della casa di riposo è il direttore e che parlerà di cure palliative residenziali.

Sono previsti gli interventi del dott. Gino Gobber, direttore dell’ Unità Operativa complessa multizonale di cure palliative Apss della PAT, (“Le cure palliative in Trentino”), della dott. Alessia Bonola coordinatrice dell’Hospice Apss Benedetti di Mori (“L’esperienza di cure palliative in Hospice”). Sullo stesso argomento era previsto anche un intervento del dott Stefano Bertoldi, direttore dell’Hospice Cima Verde di Trento, che nel frattempo è venuto a mancare, per cui su sua indicazione lo sostituirà nella relazione il dott. Carlo Tenni.
Sarà presente (“Spiritualità e cure palliative”) mons. Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento, posto che poche cure e pratiche mediche, come quelle di un Hospice, vedono così strettamente connesso l’aspetto fisico-scientifico e quello spirituale. – Giovanna Tomasini

L’assistenza e la cura degli anziani, giustamente sentita come una priorità dai paesi trentini, è anche un impegno di cui andare orgogliosi, tanto da aver sempre visto, non a caso, accanto al sostegno pubblico, una partecipazione diffusa (lasciti, risorse di patrimoni e fondazioni…) anche da parte privata per quanto riguarda la loro costruzione e gestione. L’assistenza agli anziani, in tutte le sue forme, deve davvero diventare il tratto distintivo delle vallate di montagna, un complemento della loro vivibilità. E il primo passo da fare è quello di promuovere, accanto al necessario sostegno della sanità pubblica, una consapevole partecipazione civile delle comunità, più che mai sentita e urgente come conferma l’attenzione che ha subito incontrato la nuova struttura di Hospice a Trento, il “Cima Verde” costruito su promozione della Fondazione per il Volontariato sociale con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Nonostante i grandi progressi compiuti dalle terapie tumorali e l’alta qualità di interventi medici che l’assistenza sanitaria pubblica offre in questo settore nel Trentino, le malattie tumorali richiedono una “marcia in più” sia per quanto riguarda la terapia del dolore, che per l’assistenza umana diretta ai pazienti. Chiunque sia stato costretto a un lungo ricovero ospedaliero sa quale sollievo porti al paziente una visita da casa e l’incontro con i propri cari, ma conosce anche quale aggravio fisico e soprattutto psicologico provochi la visita ospedaliera su lunghe distanze in chi la compie. Non si tratta solo di chilometri da percorrere o di parcheggi da rintracciare, ma di rinnovare, ad ogni visita, l’impatto non solo con il malato, ma con la malattia, il dover rigenerare dentro di sé ad ogni visita la carica di speranza e di energia vitale che consente di donare parte di se stessi al familiare o all’amico ammalato.

Ecco perché il problema dell’assistenza in Hospice non può basarsi solo su statistiche numeriche o su bilanci di tipo aziendalistico sui posti letto necessari o disponibili, ma deve fondarsi sul territorio e sulle esigenze di chi lo vive. Per un residente in Rendena (ma il discorso si riferisce anche ad altre valli, tenuto conto che a Mori è presente un’ottima struttura che non s’è però sovrapposta al Cima Verde), un conto è compiere una visita nella sua valle, un altro conto raggiungere periodicamente Trento. Al di là della distanza da percorrere, muoversi significa ogni volta riaprire una dolorosa ferita che solo la fiducia nei trattamenti medici e la speranza nel futuro possono lenire. Ecco quindi due buoni motivi, oltre al poter disporre di personale tecnicamente e umanamente già preparato (al di là dei compensi che meritano certo di essere adeguati) per pensare all’apertura di reparti Hospice presso le case di riposo che già si presentano come strutture organizzate e funzionanti e che potrebbero avvantaggiarsi della partecipazione di gruppi di volontariato locale e del sostegno economico delle casse rurali. Cultura e sport sono settori importanti, ma l’assistenza agli anziani, con presenze amichevoli, familiari e spirituali lo è molto di più. Per l’Hospice non si tratta di avere solo un reparto sanitario in più, ma di reimpostare nelle vallate i rapporti di vita, di socialità, convivenza ed anche speranza.

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