Non distogliere lo sguardo dal povero

La Giornata Mondiale dei Poveri, istituita da papa Francesco sette anni fa, ci ricorda questa domenica nuovamente l’importanza di “non distogliere lo sguardo”. In effetti le persone in stato di necessità, che vivono sulla strada, che chiedono un pasto caldo e un posto sicuro sono in costante aumento, anche a Trento. Lo vediamo dal l’affollato marciapiede di via Travai, sede del Punto d’Incontro: in due anni le persone che varcano la nostra soglia sono più che raddoppiate. Se nel 2021 abbiamo accolto mediamente 109 persone al giorno, oggi prepariamo più di 230 pasti. Una fila lunga.

Non solo cibo: offriamo la possibilità di fare una doccia, di trovare un luogo caldo e di ascolto, di orientamento, di supporto; qualche vestito di ricambio, la coperta per affrontare la notte.
Nel nostro laboratorio di falegnameria di Mattarello condividiamo spazi di formazione al lavoro e di “trasformazione”, del legno e possibilmente delle persone. Sono numeri importanti. Ma ancor più sono “sguardi”.

Sono al Punto d’Incontro da pochi mesi e fin da subito mi hanno colpito tre constatazioni, che condivido volentieri con i lettori di Vita Trentina.

La prima: le persone che al mattino si presentano al “Punto” sono stanche. Io arrivo al lavoro sostanzialmente riposato, mentre loro appaiono e sono già stanche. O meglio: ancora stanche. Infreddolite, certo, ma soprattutto stanchi di essere al margine. Lo sguardo è spesso basso, la voce spenta. Ci si saluta: gli occhi si incrociano. “Come stai?” Benvenuto.

La seconda evidenza che mi ha impressionato è la carica di speranza e di desiderio in alcuni volti dei ragazzi più giovani, appena arrivati sul nostro territorio. Hanno lo sguardo di chi ha fretta di lasciarsi alle spalle un viaggio faticoso e spesso violento. Gli occhi grandi che guardano in avanti, in attesa che accada qualcosa di buono. Ce l’hanno fatta e sanno che non era scontato. Scopriranno presto che “non c’è posto per loro” e che la loro “richiesta di protezione” li metterà in lista di attesa per un posto in accoglienza straordinaria. Ancora “strada” per quasi un anno. E sono spesso i più fragili. Molti di loro poche settimane dopo “si rompono”. Lo sguardo si abbassa e si appanna, l’occhio si fa più piccolo, la speranza nel volto pian piano si spegne. Alcuni implodono e si disperano.

La terza impressione che ho riportato in questi primi mesi in via Travai sta nel fatto che quando invece ci sono gesti concreti di accoglienza, quando si riescono a offrire occasioni di ripartenza, si riaccende il loro sguardo verso il futuro. Mi è accaduto di poter accompagnare, insieme a colleghi e volontari, un ospite della nostra mensa verso il Laboratorio di falegnameria. Ho assistito alla trasformazione di quel volto, come una rinascita. Ed è stata tra le emozioni più forti.

Non distogliere lo sguardo dal povero” significa per ognuno di noi, non solo per gli addetti ai lavori, partecipare concretamente alla rinascita di quei volti, alla possibilità di contrastare con forze creative e generative il costante popolamento della strada.

La sfida non è assistere i poveri in strada, ma provare a sollevare insieme i nostri sguardi, dalla miseria quotidiana, alla fame e sete di speranza. A costruire per ognuno un posto. Perché sappiamo bene che “chi chiede un pasto, cerca un posto”.

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