La Pat riconosce la possibilità di aumentare le rette delle Rsa, i sindacati: “Mazzata per le famiglie”

La Giunta provinciale di Trento riconosce la possibilità, per gli enti gestori delle Rsa, di aumentare la retta alberghiera. “Le Rsa – ha dichiarato l’assessore provinciale alla sanità Mario Tonina in una nota – sono presidi territoriali fondamentali per l’attuazione delle politiche socio-sanitarie. Con il rafforzamento dell’Azienda sanitaria, come riferimento clinico e organizzativo delle Rsa, e con la messa a regime di Spazio argento, si qualifica sempre più il ruolo delle Rsa nella rete di servizi a favore della popolazione anziana in progressivo aumento. Nella stesura delle direttive abbiamo tenuto conto anche delle richieste avanzate dai rappresentanti degli enti gestori”.

Una delle misure messe in campo dall’esecutivo provinciale è proprio la possibilità, per chi gestisce le Rsa, di aumentare la retta alberghiera. Questa possibilità viene riconosciuta per gli enti gestori che hanno una retta alberghiera base 2023 inferiore alla media ponderata (€ 48,97) di aumentare al massimo di € 3,00, purché la retta non superi la media ponderata 2023 aumentata di € 2,00 (€ 50,97). Gli enti gestori che hanno una retta alberghiera base 2023 superiore alla media ponderata potranno aumentare la retta al massimo di € 2,00. Su questo punto – precisa la Provincia di Trento in una nota – gli enti gestori sono invitati a motivare la decisione di adeguamento della retta ai rispettivi comitati dei rappresentanti dei residenti.

Contrari i sindacati. “L’aumento delle rette delle Rsa – sostengono i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – sarà una mazzata per molti anziani e famiglie trentine che hanno un loro caro ospite in una casa di riposo. Seppur consapevoli che l’aumento dei prezzi ha messo sotto pressione i bilanci di molte di queste strutture, riteniamo assolutamente inopportuna questa decisione e chiediamo all’assessore Tonina e alla Giunta provinciale di fare marcia indietro perché in questo modo si fa cassa su chi già sta pagando pesantemente per il caro vita”.

Insieme a Claudia Loro, Patrizia Amico e Claudio Luchini segretari di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati, i segretari dei sindacati ricordano come l’anno scorso, viste le elezioni alle porte, l’esecutivo Fugatti congelò gli aumenti stanziando risorse proprie per appianare le perdite. “Le difficoltà delle famiglie non sono cambiate, semmai si sono acuite. Ne ha preso atto anche il presidente ieri in Aula nel suo discorso programmatico. Chiediamo coerenza con quelle parole. Non si possono fare scelte solo sul calcolo politico e decidere di non assumere scelte impopolari solo nell’orizzonte delle elezioni e poi mettere le mani nelle tasche degli anziani e delle famiglie quando ci si è appena insediati al governo. Se veramente si vuole aiutare chi è più fragile e in difficoltà si dia seguito alla norma provinciale e si stanzino anche le risorse necessarie per adeguare all’inflazione l’assegno di cura“.

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