Ex Sloi, per la bonifica uno sforzo collettivo

lo spunto

Caro de Battaglia, è tornato d’attualità il problema della bonifica dei terreni ex Sloi e quindi le invio alcune mie lettere scritte ai giornali a partire dal 1996 in cui denunciavo come i politici che governarono negli anni 1955-1965 non sono esenti da colpe. Citavo anche l’ex Sicedison di San Michele. Ora, lento e senza deroghe, ecco arrivare il conto della bonifica. Chi pagherà? Tra le varie ipotesi che si leggono sui giornali, credo che – per l’ennesima volta – sarà Pantalone… E mi chiedo perché quando sbagliano funzionari e dirigenti restano impuniti, mentre operai e impiegati, con responsabilità ben diverse, ricevono sospensioni e licenziamenti. Mah…

Galileo Gnes

È davvero difficile dare una risposta ai tanti e intrecciati problemi collegati al più ampio progetto del bypass ferroviario della città di Trento e del “corridoio europeo” di cui fa parte. Da un lato, infatti, è indubbio che occorre superare il modello di mobilità autostradale che ha finora caratterizzato lo sviluppo italiano, perché si presenta ormai di insostenibile impatto ambientale, con inquinamenti e consumi inaccettabili. Né si può pensare al traffico aereo, con costi e impatti ancora superiori, come soluzione sostitutiva.

La ferrovia resta la soluzione più logica e utile, soprattutto a fronte dell’ottima prova che stanno dando le ultime soluzioni, come l’alta velocità, che però non deve essere mitizzata; meglio una media velocità, ma con regolarità sicura e certezza di orari e tariffe… così come non va dimenticato il ripristino di linee minori.

Proprio l’esempio di Trento ha però dimostrato come l’impatto delle megastrutture che i bypass ferroviari richiedono possa rivelarsi pesantissimo in realtà urbane già antropizzate e consolidate, tale da innescare reazioni di protesta e di rifiuto. Occorrerebbe sempre tenerne conto nella fase preparatoria dei progetti e, predisporre soluzioni anche alternative, senza dare nulla per scontato.

Nel caso in questione è vero, come ha titolato il quotidiano l’Adige proprio alla vigilia di Natale, che “Il treno del bypass è carico di dubbi”, soprattutto dopo l’uscita dal Pnrr, con l’esigenza di ridefinire e precisare tempi e modalità dei lavori.

Ma non solo. Come ricorda nella sua reiterata protesta il lettore Galileo Gnes resta il problema delle aree ex industriali (come la Sloi) da bonificare perché possano essere restituite alla comunità. È un passaggio importante e non è detto che debba sempre pagare Pantalone, il singolo cittadino, come teme Gnes; deve piuttosto farsene carico la comunità per restituire alla municipalità un bene comune e condiviso.

Gli errori, se tali sono stati, o i mutamenti di prospettiva nell’uso e nella funzione di certe imprese, vanno affrontati e sanati (quindi, anche pagati) tutti insieme.

Mi soffermo sulla vicenda della Sloi, fabbrica di piombo tetraetile per gli ottani della benzina, voluta dal fascismo e costruita su impulso tedesco e nazista alla vigilia della Seconda guerra mondiale (il Trentino con l’Alpenvorland sarebbe di fatto diventato una provincia del Reich), perché i tedeschi volevano disporre di sicuri rifornimenti di carburante lungo la direttrice del Brennero. Con la pace la Sloi accompagnò poi la motorizzazione italiana, fino alla sua chiusura per i crescenti problemi di inquinamento e nocività alla salute che presentava.

Ora si tratta di sanare quella situazione. Occorre uno sforzo collettivo per farlo, ma merita farlo. Lo conferma proprio il caso della Sicedison di Mezzocorona che lo spunto della lettera richiama.

Quella fabbrica, i cui fumi maleodoranti impestavano quasi quotidianamente la valle dell’Adige fino a Trento, venne rilevata dalle cantine cooperative di Mezzocorona e ricostruita, (dopo essere stata depurata) come “Cittadella del vino”.

Un grande esempio di ripristino territoriale senza speculazioni edilizie che ha arricchito tutta la Rotaliana.

Ora la Sloi, pur trovandosi in una situazione territoriale diversa, attende una soluzione analoga e può fornire lo spunto, come ha suggerito l’architetta Manuela Baldracchi, presidente della sezione trentina di Italia Nostra “per affrontare la sfida della progettazione di un quartiere urbano nuovo, che corrisponda alle nuove esigenze sociali, nella zona di Trento Nord”.

Purché il quartiere non diventi il pretesto per dare ascolto ai gruppi che spingono per costruire in altezza, nuovi grattacieli, che la città di Trento, per la sua collocazione alpina e l’armonia del suo paesaggio urbano, mal tollererebbe.

Lasciamo i grattacieli alle “americanate” dei nuovi paesi arricchiti, che devono superare i loro complessi urbanistici di inferiorità. Non sono nella nostra cultura e Trento deve ancora assimilare le “Torri” di Man-Madonna Bianca, con le polemiche che hanno suscitato ed i problemi di convivenza sociale che hanno poi posto.

Sul bypass e la destinazione dei terreni di Trento Nord occorre quindi un vero patto fra Comune e Provincia, perché i problemi non sono solo urbani, ma di tutto il Trentino. E, certamente, è meglio una rotatoria in meno e una bonifica in più che lasciare tutto fermo.

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