Che cosa cercate?

Illustrazione di Fabio Vettori

14 gennaio 2024 – Domenica II Tempo Ordinario B

1Sam 3,3-10-19; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta». 1Sam 3,9

Nel dialogo notturno tra Samuele (ancora bambino) e Dio, che ci viene proposto nella prima lettura, troviamo lo specchio di ogni vocazione. Alcune sottolineature ci permettono di coglierne gli aspetti fondamentali: l’iniziativa è di Dio, è Dio a parlare per primo, a chiamare; il ragazzo Samuele confonde la voce di Dio con quella di Eli, sacerdote del tempio di Silo; è proprio Eli, l’anziano uomo di Dio, ad aiutare Samuele a rispondere al Signore nel modo adeguato; il rapporto tra Samuele e Dio è caratterizzato da un ascolto profondo, totale, efficace «Samuele non lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole» (1 Sam 3,19). Con il cammino di Samuele si può confrontare ogni cristiano, per valutare la propria risposta o meno alla chiamata fondamentale: quella di ascoltare la Parola di Dio in modo così profondo da “non lasciar andare a vuoto nessuna delle sue parole”, cioè in modo così profondo da vivere secondo la Parola di Dio. Sul cammino di Samuele sarebbe bene che si confrontasse anche ogni ragazzo/a e giovane in ricerca, per scoprire la propria particolare chiamata, per distinguere, tra le voci che risuonano dentro, anche quella di Dio.

Un arricchimento ulteriore sul tema della chiamata ci viene dal brano del vangelo, che ci presenta una «catena vocazionale». I primi due discepoli che seguono Gesù lo fanno orientati dal Battista. Alla sua scuola hanno già percorso un cammino di conversione e di approfondimento, ma è solo un itinerario di preparazione al grande incontro personale con il Cristo, che prima li interroga sulla loro ricerca: «Che cosa cercate?». Poi si lascia a sua volta interrogare: «Dove dimori?». Infine, li invita a stare con lui per poterlo conoscere e per potersi conoscere: «Venite e vedrete». Un incontro ed una chiamata fatti di poche parole e di molta condivisione: «Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio». Il brano del vangelo sottolinea poi che i chiamati a loro volta chiamano e conducono altri da Gesù. Infine, quando Gesù chiama, dona al chiamato una nuova identità: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa – che significa Pietro». Per scoprire a cosa siamo chiamati non basta meditare, occorre anche lasciarsi interpellare da altri chiamati, ma soprattutto mettersi in gioco e stare con Gesù, correre il rischio di vivere quelle parole del Cristo che sentiamo rivolte a noi.

Un ultimo spunto ci viene dal richiamo al corpo contenuto nella seconda lettura: seguire Cristo significa seguirlo con la totalità della propria persona perché l’amore segue la legge di totalità: quando amiamo, amiamo con tutto ciò che siamo, con la mente, con l’anima e con il corpo. E quando amiamo non amiamo “part-time” ma sempre e per sempre.

A chi è in ricerca mi permetto di suggerire la preghiera che il giovane Francesco d’Assisi faceva circa 800 anni fa: “O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio; dammi fede retta, speranza certa e carità perfetta; senno e conoscimento che faccia il tuo santo e verace comandamento”.

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