Indagine di Perugia su presunti accessi informatici abusivi, MFRR condanna le indagini sui giornalisti del “Domani”

Sulla vicenda dell’indagine sui presunti accessi abusivi alla banca dati relativa alle Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) avviata dalla Procura della Repubblica di Perugia in seguito a un esposto del ministro  della Difesa Guido Crosetto e che vede fra gli indagati tre cronisti del quotidiano “Domani” interviene Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, “A pubblicare le notizie i giornalisti non commettono mai un reato. Se quelle notizie sono frutto dei reati di qualcun altro non sta ai giornalisti accertarsene. I giornalisti hanno come unico scopo della loro professione cercare e verificare i fatti e pubblicare notizie che siano veritiere”, afferma Costante. E aggiunge: “Se esiste un istituto che è il segreto professionale un motivo c’è ed è esattamene quello di non rivelare le fonti. Non vorremmo mai che l’indagine a carico dei giornalisti dovesse servire da un lato ad annichilire ancora una volta la libertà di stampa e dall’altro a provare a dare conferme che magari gli inquirenti non hanno”.

Le organizzazioni partner del consorzio Media Freedom Rapid Response condannano fermamente l’indagine e chiedono l’immediata archiviazione dell’indagine preliminare a carico di tre giornalisti del quotidiano “Domani” e sollecitano le autorità italiane a rispettare la riservatezza delle fonti giornalistiche in linea con gli standard internazionali ed europei sulla libertà di stampa. Di seguito il testo sottoscritto da ARTICLE 19 Europe, European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF), European Federation of Journalists (EFJ), Free Press Unlimited (FPU), International Press Institute (IPI) e OBC Transeuropa (OBCT).

“Le organizzazioni firmatarie, partner del consorzio Media Freedom Rapid Response  (MFRR) condannano fermamente l’indagine a carico di tre giornalisti del quotidiano Domani  accusati di aver ricevuto documenti riservati da un pubblico ufficiale e di averne violato il segreto attraverso la pubblicazione delle informazioni contenute in tali documenti. Le accuse sono legate ad un’inchiesta del Domani in relazione ad un conflitto di interessi che avrebbe coinvolto l’attuale Ministro della Difesa Guido Crosetto. I giornalisti rischiano fino a 5 anni di carcere. Le nostre organizzazioni chiedono che le indagini vengano archiviate immediatamente. Nessun giornalista che indaga su questioni di interesse pubblico, o le sue fonti, dovrebbe temere o essere esposto a intimidazioni, condanne o incarcerazioni.

“Nell’ottobre 2022, l’attuale ministro della Difesa Guido Crosetto aveva annunciato di aver incaricato uno studio legale di intraprendere un’azione legale contro il quotidiano Domani  per un articolo scritto da Giovanni Tizian ed Emiliano Fittipaldi, che esaminava un potenziale conflitto di interessi dovuto ai suoi legami con l’industria degli armamenti. L’articolo evidenziava i precedenti ruoli di Crosetto come lobbista e consigliere per l’industria degli armamenti in Italia dal 2014, in seguito al suo allontanamento dalla politica attiva. I documenti ottenuti dal Domani rivelavano che Crosetto aveva guadagnato 1,8 milioni di euro da Leonardo per il suo lavoro di consulenza tra il 2018 e il 2021. L’articolo sosteneva che gli estesi legami di Crosetto con l’industria degli armamenti e i suoi rapporti personali con figure chiave del settore costituissero un conflitto di interessi.

“Anche se la querela non è mai stata formalizzata, Crosetto ha presentato un esposto che ha portato la Procura di Perugia ad avviare un’indagine preliminare  nei confronti dei giornalisti del Domani Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine. In primo luogo, ai tre giornalisti viene contestato di aver ottenuto documenti riservati in concorso con un pubblico ufficiale, provenienti da due banche dati relative rispettivamente a entrate tributarie e a indagini preliminari ed in corso presso alcune Procure sul territorio nazionale. In secondo luogo, sono accusati di rivelazione di segreto attraverso la pubblicazione delle informazioni contenute in tali documenti. Secondo l’accusa, i giornalisti  avrebbero ricevuto documenti riguardanti politici, imprenditori e membri di organizzazioni criminali, tra cui fascicoli relativi alla dichiarazione dei redditi di Crosetto, informazioni che presumibilmente avrebbero consentito al Domani di riferire sulle entrate del Ministro della Difesa nell’ottobre del 2022. Secondo il codice penale italiano, i tre giornalisti rischiano fino a 5 anni di reclusione per accesso non autorizzato a sistemi non operativi in concorso con pubblico ufficiale, e fino a 3 anni per violazione di riservatezza. La redazione del Domani  teme che l’indagine in corso condotta dalla Procura di Perugia rappresenti un tentativo di violare la riservatezza delle loro fonti e di mettere a tacere le loro inchieste sui membri dell’attuale governo.

“La rete MFRR nota con preoccupazione che la libertà di stampa italiana continua ad essere soggetta a rinnovate pressioni, con il quotidiano Domani bersaglio di diversi tentativi da parte della coalizione di governo di mettere a tacere le loro inchieste  , inclusa la recente accusa di essere coinvolti in attività di dossieraggio  contro alcuni politici. In un contesto più ampio caratterizzato da un forte aumento delle azioni temerarie intentate contro la stampa da ministri dell’attuale compagine governativa , da disegni di legge che rischiano di aggravare il quadro normativo relativo alla diffamazione  e alla cronaca giudiziaria, nonché da ingerenze politiche nell’emittente pubblica, le accuse mosse contro la squadra investigativa del Domani rappresentano un ulteriore indicatore preoccupante di un contesto in rapido deterioramento per la libertà di stampa italiana.

“Le organizzazioni firmatarie condannano fermamente la decisione di indagare i tre giornalisti e chiedono l’immediata chiusura delle indagini preliminari, in linea con gli standard internazionali sulla libertà di stampa. Denunciano inoltre ogni tentativo da parte delle autorità italiane di compromettere la riservatezza delle fonti giornalistiche. La protezione delle fonti dei giornalisti è di fondamentale importanza e deve essere rispettata dalle autorità in linea con l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo    e l’articolo 4 della legge europea sulla libertà dei media, secondo cui gli Stati membri non devono detenere, sanzionare, intercettare oppure ispezionare gli operatori dei media o qualsiasi persona che, a causa del proprio rapporto con un fornitore di servizi di media o con la propria redazione, potrebbe disporre di informazioni relative o idonee a identificare fonti giornalistiche o comunicazioni riservate.

“Continueremo a monitorare le indagini della Procura di Perugia e ad accordare il nostro sostegno alla redazione del Domani”.

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