Ecologie Minerali, al MUSE uno sguardo diverso su rocce, fossili e minerali

È stato inaugurato giovedì 4 luglio nello spazio Agorà del MUSE di Trento, la “piazza” del museo per ripensare pratiche ecologiche, il progetto collettivo Ecologie Minerali, in cui l’installazione site-specific dell’artista Chiara Camoni e i lavori filmici di Yto Barrada, Liv Bugge e Ana Vaz entrano in dialogo con le collezioni geologiche del MUSE. Dopo il progetto Postnatural gardening, dedicato ai mondi vegetali, il nuovo allestimento mette in discussione la posizione dei nostri sguardi verso rocce, fossili e minerali, insieme alle montagne, deserti e oceani di cui sono parte.

Come ricorda la geologa Marcia Bjornerud, autrice del libro “Il tempo della Terra”, “pensare geologicamente significa tenere negli occhi della mente non solo ciò che è visibile in superficie ma anche quanto è presente nel sottosuolo, ciò che è stato e ciò che sarà”.

Con il nuovo progetto Ecologie Minerali, il MUSE – Museo delle Scienze di Trento reinterroga le proprie pratiche e narrazioni mettendo in relazione le collezioni geologiche, costituite da oltre 20.000 campioni (raccolti dal 1770 a oggi e solitamente non visitabili al pubblico) con i linguaggi dell’arte contemporanea.   Attraverso racconti visuali e orali, testi di approfondimento, film e reperti scientifici, il nuovo allestimento ideato per lo spazio collettivo di MUSE Agorà invita a riconoscere le profonde connessioni che ci legano alla materia, alle sostanze organiche e inorganiche. Campioni fossili e rocce, come quelle dolomitiche, raccontano una dimensione temporale profonda, più che umana. Argille e carotaggi tracciano la storia ancestrale che annoda gli esseri umani ai minerali: dall’origine delle prime forme di vita ai processi estrattivi nelle miniere.

L’installazione site-specific dell’artista Chiara Camoni e del Centro di Sperimentazione, intitolata Convivium, traduce la permeabilità tra regno minerale, vegetale e animale attraverso un convivio di forme, colori e materie. L’opera, realizzata in ottone, stampe vegetali su seta, ceramiche e rocce tratte dalle collezioni geologiche del museo, diviene il fulcro intorno al quale si dipana l’intero progetto, in cui pietre, fossili e minerali vengono esposti e raccontati in una prospettiva decoloniale. In questo spazio di condivisione e convivialità coesistono forme di conoscenza e se ne creano delle nuove.

L’opera di Camoni dialoga con i lavori filmici di Yto Barrada, Liv Bugge e Ana Vaz. Le loro ricerche dilatano la comprensione delle dinamiche economiche, storiche, politiche e culturali che hanno plasmato le relazioni umane con la materia geologica.

Le voci di Giorgio Andreotta Calò, Regina José Galindo, Pauline Julier, Marzia Migliora, Cynthia Montier, Ophèlie Naessens, Micol Roubini e Raghad Saqfalhait invitano, a loro volta, ad un nuovo ascolto delle storie minerali attraverso la condivisione delle loro ricerche e la costruzione di altri immaginari e narrazioni a partire dalle rocce. Una nuova ecologia delle relazioni prende forma nello spazio della mostra per un ripensamento plurale dei legami di interdipendenza di cui siamo parte.

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