Si sono fermate per l’intera giornata, martedì 25 novembre, le lavoratrici del call center di Dolomiti Energia, che hanno deciso di scioperare di fronte al progetto aziendale di delocalizzare il call center che attualmente occupa 34 persone a Trento (più 18 a Milano).
Il nodo della questione è il nuovo appalto che prevede che tra un anno, in base al capitolato, il lavoro oggi svolto nel primo appalto (attualmente affidato a GPI), e svolto sul territorio provinciale applicando il contratto nazionale dei metalmeccanici, sia trasferito nel secondo appalto, che gestisce una parte del servizio ma con condizioni contrattuali peggiorative e soprattutto nessun vincolo di mantenimento dell’occupazione in provincia. Questo vuol dire che 34 posti di lavoro oggi tutelati e vincolati con la clausola sociale, nel rispetto della normativa provinciale sugli appalti, scompariranno dal nostro territorio, per essere spostati altrove e in condizioni comunque meno tutelate e con salari più bassi.
Una condizione che per la Fiom è inaccettabile. “Anche se Dolomti Energia si è impegnata a trovare una soluzione occupazione per le 34 lavoratrici che oggi operano nell’appalto GPI, è innegabile come una società a capitale pubblico, che ha bilanci molto floridi, non si fa alcuno scrupolo a risparmiare sulla pelle delle lavoratrici, con buona pace di ogni forma di responsabilità sociale. Di fatto questa scelta produrrà esuberi in Trentino e posti di lavoro meno tutelati fuori dalla nostra provincia”.