Anche le Acli in piazza a Trento sabato 13 dicembre contro il CPR

Anche le Acli Trentine saranno in piazza a Trento, sabato 13 dicembre alle 14.30, per manifestare contro il progetto di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Trento. I CPR, spiegano le Acli Trentine, “sono strutture dalla dubbia efficacia e legittimità costituzionale nelle quali il governo vorrebbe rinchiudere e privare della libertà persone irregolari sul territorio italiano. Luoghi di detenzione inadeguati che non rispetterebbero i diritti umani e potrebbero generare un clima di paura nello straniero spesso ridotto a problema di ordine pubblico, visione opposta al dovere dell’accoglienza”.

La Provincia di Trento ha stanziato 1,5 milioni di euro, risorse sottratte all’integrazione e all’inserimento dei migranti nella comunità trentina tra l’altro in un momento di carenza di forza lavoro.
Per questo il Consiglio provinciale delle Acli Trentine, seguendo l’esempio di altre realtà del mondo cattolico e della solidarietà sociale, ha voluto manifestare la propria contrarietà alla proposta avanzata dalla Giunta Provinciale di Trento e dal Ministro dell’Interno Piantedosi di istituire a Trento un Centro di Permanenza per il Rimpatrio CPR che dovrebbe sorgere in Destra Adige nella zona di Piedicastello. La struttura prevede una capienza di 25 posti riservati a migranti destinatari di decreto di espulsione attraverso un investimento di 1,5 milioni di euro a carico della PAT.

Questo il testo diffuso dal Consiglio provinciale delle Acli trentine:

I Centri di permanenza per i rimpatri sono delle vere e proprie strutture di detenzione al cui interno sono trattenute persone migranti in situazione di irregolarità rispetto alle norme concernenti l’ingresso e il soggiorno. Si tratta per lo più di persone “colpevoli” di irregolarità amministrativa che vengono punite con la privazione della libertà personale.

Accanto alle voci contrarie che si sono alzate da parte di diverse rappresentanze della comunità trentina, va rilevato come anche la Corte Costituzionale, con sentenza del 3 luglio 2025, abbia dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale relative alla gestione di queste strutture sottolineandone l’inadeguatezza per quanto riguarda la privazione della libertà personale. Il rischio è infatti che questi Centri servano più per creare un clima di paura e scoraggiamento nei confronti dei cittadini immigrati in partenza per l’Italia o per coloro che vi risiedono cercando una via d’uscita alla miseria e alla privazione. In questo modo viene meno però il dovere cristiano di accoglienza del povero e dello straniero.

Va inoltre evidenziato che a fronte del costo per questi Centri, tutt’altro che irrisorio, non si evidenziano altrettante risorse e impegno per quanto riguarda l’organizzazione di un sistema di accoglienza e integrazione che incida sui legittimi bisogni di inserimento dei lavoratori stranieri nel tessuto produttivo, lavorativo e sociale trentino. I risultati stessi previsti in termini di rimpatri non giustificano infine gli investimenti per strutture che evidenziano l’inefficacia del sistema dei CPR come strumento di contrasto alle migrazioni irregolari.

Alla luce di queste considerazioni emerge pertanto la necessità di rilanciare le politiche di accoglienza diffuse sul territorio evitando di ridurre la questione dell’immigrazione ad un problema di ordine pubblico o di propaganda senza venire meno alla necessità di gestire e regolamentare i flussi migratori con norme che facilino l’integrazione, il rispetto delle regole civili e delle normative relative alla sicurezza.

Come ha affermato recentemente l’Osservatorio Accoglienza Detenzione Migranti promosso dall’Università di Bari Aldo Moro “I Cpr, di fatto, operano come strutture chiuse, imponendo alle persone trattenute una condizione di privazione della libertà assimilabile a una detenzione carceraria. Tuttavia, a differenza degli istituti penitenziari, non esiste una normativa organica che garantisca controlli sistematici sulle condizioni interne, né che regoli in modo certo il diritto alla difesa, l’accesso all’informazione, la comunicazione con l’esterno o la possibilità di ricevere visite”.

Per tutti questi motivi, le Acli trentine intendono affermare la propria contrarietà alla costruzione di un CPR a Trento e aderiscono alle manifestazioni delle associazioni della società civile e del volontariato, (ad iniziare da quella prevista a Trento, sabato prossimo 13 dicembre), che intendono ribadire l’urgenza di un approccio più umano al tema dell’accoglienza accanto a tutte le iniziative tese a rilanciare le politiche dell’integrazione a partire dal lavoro e dalla casa.

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