Nella solennità dell’Epifania del Signore, martedì 6 gennaio, la cattedrale di Trento ha accolto la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi: una liturgia segnata dal tema della manifestazione di Cristo a tutti i popoli e da un forte invito a custodire la speranza come frutto del cammino giubilare.
Nel saluto iniziale, l’Arcivescovo ha subito richiamato il senso profondo della festa: “Nel giorno in cui contempliamo l’arrivo dei Magi a Betlemme, guardiamo a Cristo che si manifesta Dio per tutti i popoli”. Da qui il desiderio di raccogliere simbolicamente attorno all’altare le diverse presenze che abitano la comunità trentina: “Vogliamo raccogliere tutti i fratelli e le sorelle che vengono dai popoli e che vivono in mezzo a noi, con particolare attenzione a chi sta conoscendo situazioni di emarginazione, di povertà”.
Un saluto riconoscente è stato rivolto a quanti animano il cammino di accompagnamento dei migranti, alla Consulta dei migranti e al gruppo della Liturgia dei popoli. Don Lauro ha ricordato in particolare padre Tullio Donati, assente per un infortunio, salutando il confratello padre Carlo Bianchi, che lo ha sostituito nella celebrazione.
Sono stati poi citati padre Antonio, religioso bertoniano proveniente dalla California e impegnato a servizio della città, e un sacerdote del Guatemala, studente alla Gregoriana, segni concreti di una Chiesa che vive dell’incontro tra popoli e culture. “Tutti questi fratelli che vengono dal mondo sono per noi un invito ad allargare il cuore e a porre dentro la nostra comunità la via maestra dell’incontro e della riconciliazione”.
Non è mancato infine un pensiero ai fratelli e alle sorelle della comunità ortodossa che celebrano il Natale il 7 gennaio: “A loro il nostro saluto e la nostra vicinanza”, ha sottolineato don Lauro richiamando il messaggio inviato per l’occasione ai fratelli ortodossi.
Nell’omelia, l’arcivescovo Tisi ha ripreso le parole del profeta Isaia come invito rivolto alla Chiesa di oggi: “Alzati, guarda oltre le tenebre e la nebbia che avvolge le nazioni”.
La chiusura dell’Anno Santo diventa così un appello a non lasciarsi schiacciare dal male e dall’odio presenti nella storia, ma a riconoscere che essa custodisce comunque una promessa di vita: “La storia custodisce un germoglio di vita, e questo germoglio di vita ha i suoi lineamenti nel bambino di Betlemme”.
Il racconto completo della celebrazione è sul sito web della Diocesi di Trento.