Probabilmente è l’unico cinese ad aver imparato bene cosa significano certe parole del dialetto trentino come “fogolar”, “pope” o “androne”. Eppure il prof. Chiaretto Yan, teologo di Shangai e tessitore di dialogo interreligioso, deve la svolta della sua vita alla scoperta della spiritualità del Focolare, all’esempio delle prime compagne di Chiara Lubich e del loro servizio ai poveri nel quartiere della città di Trento: le Androne, appunto. Lo ha raccontato a Trento qualche settimana fa presentando “Il mio sogno cinese” (Editrice Ancora), un libro quasi biografico : non solo il fascino esercitato dal Vangelo nella sua giovinezza dall’incontro con i membri del movimento di Chiara Lubich, ma anche il desiderio di approfondire la vicinanza fra il cattolicesimo e alcuni tratti della cultura cinese. Ne ha già parlato nel suo primo libro “Il Vangelo oltre la Grande Muraglia” frutto della sua formazione italiana: un dottorato alla Pontificia Università Gregoriana e un secondo presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano. Ora docente alla University of Saint Joseph di Macao e formatore nel Seminario nazionale della Chiesa cattolica in Cina, ha fatto il punto sull’esito della sua ricerca anche a Radio Vaticana in un incontro con tre interlocutori autorevoli: il gesuita padre Federico Lombardi, lo storico Agostino Giovagnoli e padre Antonio Spadaro, stretto collaboratore di papa Francesco.
“Il riavvicinamento della Chiesa cattolica alla Cina – ci ha spiegato Chiaretto Yan, nel corso dell’intervista pubblicata nell’ultimo numero di Vita Trentina del primo febbraio scorso – è stato cercato da vari Papi, ma certamente Francesco ha dimostrato più volte grande amore e rispetto verso il popolo e la cultura cinese, conquistandosi simpatia. Avrebbe avuto un grande desiderio di venire in Cina, ma non gli è stato possibile”.
L’incontro con Leone
Qualche settimana fa Chiaretto ha avuto un breve dialogo con papa Leone XIV e, dopo aver sentito che egli è già stato in Cina, gli ha detto: “L’ho sentito dire, Santo Padre, torni di nuovo!”. E il Papa gli ha risposto: “Spero di sì”, a confermare un’intenzione di grande significato dal punto vista pastorale. Ma quante possibilità ci sono? “Una visita di un Papa in Cina è condizionata sempre a ancora dalla situazione geopolitica – ci ha risposto il prof. Yan durante il colloquio in libreria Ancora – ma non c’è dubbio che potrebbe avere un grande impatto sul cammino della pace e sul miglioramento del contesto geopolitico. Al tempo stesso è anche vero che un miglioramento dei rapporti può favorire una visita del Papa in Cina”. Sarebbe una forte accelerazione in quel percorso lento al quale il docente cinese ha dedicato la sua vita: “Vorrei favorire un confronto reale e rispettoso tra la tradizione cinese e la visione cristiana, convinto che vi sono molti punti in comune”. Li ha esplicitati in altrettanti capitoli del suo testo: l’aspirazione ad una vita migliore , la salvaguardia del creato, una politica che aiuti ai poveri, un’economia di comunione e il dialogo culturale”.
Nel tahoismo, nel confucianesimo e nel buddismo, che permeano la cultura cinese in vario modo, secondo il prof. Yan non c’è un rifiuto del trascendente, bensì a un atteggiamento di umiltà: l’aldilà è un mistero e l’uomo non lo possiede, può solo avvicinarvisi. “Si tratta, in fondo, di un atteggiamento di apertura, che riconosce il limite del linguaggio e della ragione, ma che trova un punto di contatto col cristianesimo. Perché se in Occidente la dialettica è spesso stata pensata come conflitto, secondo schemi filosofici come quelli di Hegel, nel taoismo essa assume piuttosto la forma dell’armonia: yin e yang non si oppongono per annullarsi, ma si richiamano e si completano». E in questa logica l’autore vi vede la “dialettica dell’amore” propria del cristianesimo, in particolare il mistero di Cristo sulla croce, che si annienta, fa spazio, accoglie il vuoto per compiere la volontà del Padre. «Anche nel linguaggio filosofico cinese – osserva Yan – il rapporto tra essere e non-essere non è distruttivo, ma generativo: è dalla loro relazione che nasce l’armonia”.
Il sabato santo della cina
A chi gli chiede come considerare la Chiesa cattolica in Cina oggi risponde cosi: “Si trova nel Sabato Santo: un tempo di attesa della luce della Risurrezione, vissuto con speranza. Nel corso del 2025 ci sono state quattro nuove ordinazioni di vescovi in Cina, fatte secondo l’accordo provvisorio, un trasferimento di vescovo nominato dal Santo Padre che ha preso possesso canonico di un’altra diocesi. In più, ci sono state poi due ufficializzazioni di vescovi ausiliari e due ufficializzazioni di vescovi divenuti emeriti, per un totale di 4 vescovi riconosciuti dall’autorità civile. Rispetto agli anni precedenti, quando si registravano solo due o al massimo tre ordinazioni l’anno, si tratta di un passo significativo verso la riconciliazione e nel processo di normalizzazione dei rapporti tra Santa Sede e Cina e all’interno della comunità cattolica cinese”. Ne avrebbero vantaggio tutte le relazioni fra i popoli e la cooperazione multilaterale, il sogno che Chiaretto non si stanca di coltivare, anche ora che è tornato a Shangai. Nelle settimane di dicembre a Trento ha toccato con mano il contributo di Martino Martini – raccontato nel Centro Studi che ne approfondisce l’opera – ma ha sentito parlare anche dei viaggi missionari di tanti francescani trentini (“studiati” in archivio dal nostro arcivescovo emerito Luigi Bressan) e delle iniziative scientifiche e umanitarie di don Franco Demarchi, sociologo, sinologo e pioniere del dialogo con la Cina. Il ritorno in questa città del Concilio dove ha visto fiorire il sogno di Chiara Lubich (da cui deriva evidentemente il suo nome) ha dato a Chiaretto Yan un’ulteriore spinta a continuare a inseguire il sogno con lo studio, la pazienza e la fede che ci ha testimoniato.