Giornata Mondiale del Malato: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”

Alzi la mano chi di voi ha letto il Messaggio di Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato 2026 sul tema “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.

Tre, sei, undici, diciotto, ventidue, ventisei. Ottimo: uno in più dei venticinque lettori di Manzoni… Non male, direi. Per gli altri 3373 mi permetto un veloce riassunto.

Nel suo testo il Papa propone la figura del buon samaritano per sottolineare l’attualità e la necessità della carità e della compassione verso i bisognosi, in particolare i malati. La parabola narrata da Luca (10,27-37), viene letta alla luce dell’Enciclica Fratelli tutti, di Francesco, «dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore».

1. Il dono dell’incontro: la gioia di dare vicinanza e presenzaIn una società segnata dalla fretta e dall’indifferenza, il samaritano è esempio di chi si ferma e si prende cura del ferito. Il suo gesto non è solo assistenza materiale, ma dono di tempo e presenza; l’amore, infatti, non è passivo, ma spinge a incontrare chi soffre, superando la filantropia per arrivare a una vera partecipazione personale al dolore altrui. Questa carità trova la sua sorgente nell’incontro con Cristo, come testimoniato da san Francesco d’Assisi, che riconobbe nella vicinanza ai lebbrosi la dolcezza dell’amore.

2. La missione condivisa nella cura dei malati. La compassione che caratterizza il samaritano va oltre la semplice emozione: si traduce in azione e coinvolge anche altri, in una dimensione di comunità. Prendersi cura dei malati è una missione ecclesiale che si esprime nella solidarietà, nella partecipazione e nell’impegno concreto di familiari, operatori sanitari e volontari. San Cipriano ricorda che nelle difficoltà si misura la giustizia e la compassione della società. Essere “uno nell’Uno” significa sentirsi parte di un corpo unico, in cui si condivide il dolore e si partecipa alla sofferenza degli altri, offrendo tutto a Cristo per l’unità e la salvezza di tutti.

3. Spinti sempre dall’amore per Dio, per incontrarci con noi stessi e con il fratelloIl comandamento dell’amore per Dio e per il prossimo è inscindibile e rappresenta il fondamento di ogni relazione umana autentica. L’amore per il prossimo è la prova concreta della sincerità dell’amore per Dio, come insegna l’apostolo Giovanni: «Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. […] Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,12.16)».

Amare se stessi, in questa prospettiva, non significa cercare la propria realizzazione nell’egoismo o nel successo, ma riconoscere la propria dignità nel rapporto con Dio e gli altri.

Il vero rimedio alle ferite dell’umanità consiste in uno stile di vita basato sull’amore fraterno, radicato nell’amore di Dio. L’auspicio è che ogni cristiano viva una carità “samaritana”, coraggiosa e impegnata, che nasce dall’unione con Dio e si traduce in dono di sé a favore dei sofferenti, in particolare malati, anziani e afflitti.

Il Papa ci ricorda dunque che lo stile del Samaritano è amare portando il dolore dell’altro con compassione, quella compassione che anche tu vivi in questo periodo perché stai portando il dolore di quella persona che si chiama…

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