La cultura che libera: il progetto del MUSE dedicato ai carcerati

Con “Articolo 27” il MUSE – Museo delle Scienze di Trento avvia un progetto di equità sociale rivolto alle detenute e ai detenuti della casa circondariale di Trento, realizzato in collaborazione con la casa circondariale e con le associazioni CRVG – Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Trentino-Alto Adige e APAS – Associazione Provinciale Aiuto Sociale.

Il progetto prende il nome e si ispira all’articolo 27 della Costituzione italiana, che stabilisce come la pena debba avere funzione rieducativa nei confronti del condannato. Attraverso attività culturali e scientifiche, come la cura degli spazi verdi del museo o la fabbricazione digitale, le persone detenute avranno l’opportunità di esprimersi, confrontarsi e sviluppare nuove competenze, favorendo il loro percorso di rieducazione e reinserimento nella società.

“Prima ancora di operare per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio, i musei sono luoghi di incontro e confronto in cui ogni azione deve essere tesa a favorire una partecipazione quanto più possibile inclusiva”, ha detto il direttore del Muse Massimo Bernardi. “Questo progetto, semplicemente, rimarca che il MUSE è di tutte e di tutti, anche di chi è temporaneamente soggetto a pene detentive. Le attività sulle quali si sviluppa il progetto, poi, concretizzano il senso di un museo: una comunità d’azione basata su forti competenze, che mette il passato e il presente in gioco per contribuire a realizzare un futuro migliore, anche quello che attende detenute e detenuti al termine della reclusione”.

“Come Casa Circondariale di Trento – ha aggiunto la responsabile dell’area trattamentale della casa circondariale di Trento Lucrezia Aielli -, attualmente vediamo il coinvolgimento di una persona detenuta, con l’obiettivo di integrare e aumentare progressivamente i numeri nel corso del tempo. Alla base del progetto, da cui prende il nome l’articolo 27, c’è la volontà di valorizzare il reinserimento sociale della persona detenuta, mettendo al centro chi è in esecuzione di pena e restituendo al contempo un beneficio alla collettività. L’obiettivo è quindi duplice: da un lato offrire alla persona detenuta l’opportunità di restituire, responsabilizzandosi in modo concreto verso la comunità; dall’altro, restituire valore sociale attraverso il lavoro, in questo caso l’attività svolta all’interno del MUSE”.

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