Dal 24 febbraio al 20 marzo la sede centrale della Biblioteca Comunale di Trento, in via Roma, ospita un’esposizione dedicata alla poetessa trentina Nedda Falzolgher, in occasione del doppio anniversario che ricorre nel 2026: i 120 anni dalla nascita (26 febbraio 1906) e i 70 anni dalla morte (2 marzo 1956).
La mostra, visitabile dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30, propone un’ampia e significativa panoramica della produzione poetica dell’autrice trentina e dei principali contributi di critica letteraria dedicati alla sua opera. Accanto a edizioni di pregio, oggi rare e difficilmente reperibili, sono esposti scritti autografi originali conservati nella Sezione manoscritti della biblioteca, in particolare nei fondi Franco Bertoldi e Arcadio Borgogno, offrendo al pubblico l’opportunità di avvicinarsi direttamente ai documenti che testimoniano il percorso creativo della poetessa.
Attraverso le pagine selezionate, l’esposizione intende restituire i nuclei più profondi della poetica falzolgheriana: la malattia e la solitudine, la dolorosa rinuncia e il senso del limite, ma anche la fede, l’amore per la natura, il desiderio di riscatto e il tentativo di emancipazione dalla propria condizione.
Temi che, nella scrittura di Falzolgher, si intrecciano in una tensione continua tra fragilità individuale e apertura a una dimensione universale. Il percorso espositivo è arricchito da lettere, biglietti e cartoline autografe scritte e ricevute da Nedda, testimonianze preziose di una rete di relazioni fatta di pochi ma sinceri amici e amiche che la accompagnarono lungo il suo cammino umano e letterario. Questi documenti restituiscono uno spaccato vivido della sua quotidianità e delle conversazioni che, lungo le rive dell’Adige, animavano incontri dedicati alla vita, alla poesia e alla letteratura. Per tutta la durata della mostra sarà inoltre possibile sfogliare e prendere in prestito una selezione di volumi di e sulla poetessa, offrendo al pubblico l’occasione di scoprire o riscoprire una delle voci più intense e singolari del panorama letterario trentino del Novecento.
Come scrisse Renzo Francescotti nel saggio “Il canto puro di Nil” (1974), Nedda “superando il cerchio della propria condizione individuale, interpreta il senso universale della ricerca umana della verità e del pulsare ciclico della esistenza”: parole che sintetizzano l’attualità e la profondità di una poetica capace ancora oggi di parlare al presente.