Carceri: aumentano le adesioni alla proposta di indulto responsabile e “differito”

La proposta di indulto responsabile e “differito” elaborata nell’ambito del Convegno sul diritto alla speranza, tenutosi a Roma il dodici dicembre nel Giubileo dei Detenuti, ha già avuto ulteriori autorevoli adesioni.

La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, che raccolgano gli appelli accorati di papa Francesco, di papa Leone, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario, coniugando responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione. Un indulto “secco”, infatti, rischia di non risolvere i problemi ed aumentare le criticità, laddove un indulto “preparato ed accompagnato”, con la previsione di una efficacia differita di tre/sei mesi, consentirebbe l’attuazione del trattamento penitenziario della persona da rimettere in libertà e dell’assistenza post-penitenziaria.

È fondamentale dunque dare continuità e consolidare il percorso riabilitativo avviato in carcere con la presa in carico fuori dal carcere da parte del servizio sociale dell’UEPE e l’inserimento nel circuito istituzionale del Consiglio di aiuto sociale, del Comitato per l’occupazione e degli Istituti di giustizia riparativa, con il coinvolgimento delle competenze istituzionali e finanziarie degli Enti pubblici territoriali, della Cassa delle Ammende e delle risorse aggiuntive del terzo settore mediante l’offerta di posti di lavoro, di borse-lavoro, di corsi di formazione professionale, di progetti di serio volontariato, di percorsi di riparazione, mediazione e riconciliazione, in un’ottica di giustizia di comunità.

Ciò fa sì che l’alternativa alla detenzione non sia il degrado personale, familiare ed ambientale seguito dalla recidiva con il ritorno in carcere, ma il progetto di restituzione sociale con la conquista meritata della vera libertà. Nello storico messaggio alle Camere dell’8.10.2013 il presidente Giorgio Napolitano sulla questione carceraria dopo la sentenza Torreggiani invocava proprio un “indulto accompagnato” da idonee misure di reinserimento sociale, “onde evitare il pericolo di una rilevante percentuale di ricaduta nel delitto da parte di condannati scarcerati per l’indulto, come risulta essere avvenuto in occasione della legge n. 241 del 2006”.

Si aggiunga, inoltre, che l’indulto, istituto di rango costituzionale, non può essere aprioristicamente delegittimato in quanto tale, ma va reso funzionale al circuito ordinamentale ordinario ed al bisogno di sicurezza della collettività. A seconda della scelta dell’entità dell’indulto (rimessa alla politica legislativa) varierà l’impatto sul sovraffollamento e sul tempo in cui il sistema penale, processual-penale e penitenziario potrà respirare per riprogettare e mettere in campo le necessarie misure strutturali al fine di evitare il riprodursi dei fenomeni degenerativi attuali e di prevenire possibili nuove condanne in sede europea. Come scrisse il Beato Padre Pino Puglisi, Martire della mafia, nella sua lettera di Natale agli amici del quartiere Brancaccio di Palermo detenuti presso il carcere Ucciardone: “…e vorremmo che, quando sarete finalmente liberi, questo contatto continui nel centro di accoglienza, perché riteniamo che, incontrandoci e parlandoci, si possano creare le condizioni di spirito per vivere con quella serenità necessaria per affrontare in maniera diversa le difficoltà della vita. Serenità che porterebbe senz’altro la pace oltre che a voi, anche alle vostre famiglie”.

Dal 25 marzo 2026 sarà promossa una petizione popolare aperta alla firma di chiunque voglia aderire tramite apposita piattaforma web.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina