“Il mondo è segnato da un’incertezza profonda, che suscita un senso di instabilità”: siamo in quella che Giorgio La Pira chiamava “l’età della forza”, in cui “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”. È cominciata con questa immagine l’introduzione del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al recente Consiglio permanente dei vescovi italiani. In un’Italia, secondo il Censis, “nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”, il clima è quello del conflitto, “con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti”, ha denunciato Zuppi: “Cresce così il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine”, il grido d’allarme del presidente della Cei, secondo il quale è però possibile contrastare questa deriva facendo di ogni nostra comunità una “casa della pace”, della fraternità e della speranza.
LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
“La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti”.
Tra i temi politici, il presidente della Cei ha fatto riferimento al referendum costituzionale sulla giustizia, sul quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il 22 e il 23 marzo. “C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare”, l’appello del cardinale, insieme a quello ad andare a votare: “Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti”. “Forte preoccupazione” anche per il dibattito sul fine vita, con l’auspicio che “nell’attuale assetto giuridico- normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza”.
Le cure palliative vanno garantite a tutti, “senza distinzioni sociali e geografiche”, perché rappresentano un vero antidoto alle “logiche di morte” che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia.
L’ATTENZIONE ALLE SCUOLE PARITARIE
Bene l’attenzione del governo alle scuole paritarie, con misure come il “buono scuola”. Allarme, infine, per “lo sviluppo di fenomeni di antisemitismo che non ha giustificazione per i pur drammatici problemi della inaccettabile violenza a Gaza e in Cisgiordania”. Alla vigilia della Giornata della Memoria, la Chiesa italiana “condanna profondamente la recrudescenza di fatti ignobili, mentre ribadisce la propria vicinanza a tutte le comunità ebraiche del Paese e rinnova il proprio contributo per contrastare tali fenomeni”.
Non sono mancati i riferimenti puntuali ai fatti di cronaca, prima di tutto a quanto è avvenuto a La Spezia, “dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo”. Per Zuppi, “questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa”: “Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie”. Discorso, questo, che vale anche per i “gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito
e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo”, oltre che per i “casi martellanti di femminicidio” o le violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici, in crescita esponenziale. Di fronte a fenomeni preoccupanti come l’aumento del possesso di armi improprie da parte dei minori, “dobbiamo tutti fare di più e compiere scelte coraggiose”.
“Non possiamo rassegnarci alla logica della morte in cui la speranza prende forma della disperazione con le conseguenze tragiche che ben conosciamo e alle quali non potremo mai abituarci”, le parole sull’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Anche se “non siamo più in un clima di cristianità, esiste una diffusa Italia cattolica” – come è emerso dal Giubileo che “non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica”.
GLI SMOTTAMENTI DEL TERRENO
“Il nostro è un mondo, popolato di tante case diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Questo mondo è una ricchezza per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale”. “Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte Sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo”, ha osservato Zuppi. Come la porta della casa circondariale di Rebibbia, aperta nel Giubileo per continuare a chiedere “dignità, opportunità, speranza” per i carcerati, anche grazie alla proposta di “indulto differenziato” maturata – e da rilanciare – proprio in un gruppo di lavoro all’interno del Giubileo dei detenuti.
CASE DELLA PACE
“La Chiesa è segno credibile che è possibile vivere in pace”, ha assicurato il cardinale: “Ogni parrocchia, ogni comunità, deve interrogarsi su come divenire casa di pace”, l’invito sulla scorta del magistero del Papa: “Va riaccesa la passione di far comunità, di pensarsi insieme”. Sul piano pastorale, dobbiamo “dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono”. Il Documento di sintesi del Cammino sinodale “non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza”: “È tempo che anzitutto noi vescovi, a livello di diocesi, di regioni ecclesiastiche e di Cei, raccogliamo i frutti di quanto emerso dal 2021 ad oggi e prendiamo con determinazione le decisioni opportune”, l’invito sulla base di alcune priorità: “La fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo”.