Referendum giustizia, tra social e banchetti, per convincere ad un voto consapevole e informato

Campagna referendaria sulla riforma della giustizia 2026. Foto (c) Gianni Zotta

A dieci giorni dal voto sul referendum confermativo della riforma della giustizia, i sostenitori del sì e quelli del no intensificano gli sforzi per spingere alla partecipazione, posto che non essendo richiesto alcun quorum, la differenza sul risultato finale potrà farla anche un solo voto. La campagna referendaria è condotta con ogni mezzo: eventi, dibattiti, distribuzione di materiale informativo, social.

Per il sì si è mobilitata fin da subito una pletora di comitati, riconducibili in larga parte all’area di destra-centro, se si esclude una pattuglia di esponenti politici dell’area ex comunista e socialista, ma anche cattolica democratica e riformista. Questi comitati vedono impegnati esponenti della maggioranza di governo, forze di ispirazione liberale, l’Unione delle Camere penali (in Trentino si è espressa con chiarezza la Camera Penale di Trento “M. Pompermaier”, partecipando a dibattiti pubblici in contraddittorio con esponenti del no), cattolici centristi. A schierarsi con decisione, con un video messaggio di 13 minuti di lunghezza, anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Più compatto il fronte del no, che vede associazioni e realtà espressione della società civile dall’Anpi alle Acli, dall’Arci a Libera, da Legambiente ai Movimenti per l’acqua bene comune, dalla Cgil alla Rete degli Studenti – impegnate in un unico comitato, che in questo rush finale moltiplica le occasioni di dibattito e confronto.

Lo conferma il presidente delle Acli trentine, Walter Nicoletti. “Come Acli abbiamo organizzato diversi dibattiti, alcuni solo come comitati per il no, che è la nostra posizione, altri insieme ad esponenti dei comitati per il sì, per favorire il dibattito e la discussione, innanzitutto sull’importanza di partecipare alla consultazione referendaria, perché spetta ai cittadini la decisione di approvare o meno questa riforma della Costituzione, ma anche come occasione di crescita”. A spingere la campagna per il no è arrivato in Trentino anche Moni Ovadia, artista, scrittore, uomo di teatro, da sempre voce critica e autorevole nel panorama culturale italiano, che martedì 10 marzo alla Sala della Filarmonica a Rovereto ha illustrato le motivazioni sociali ed etiche che spingono a respingere la riforma approvata dal Parlamento.

Nicoletti, che interesse registrate per il tema?

“Direi che la nostra base sociale e la popolazione incontrata mostrano interesse. Magari con un po’ di fatica, ma la partecipazione c’è, se si ha voglia di ragionare. Altrimenti, certo, tutto si riduce a indifferenza o a un atto di partigianeria: sto da una parte o dall’altra a seconda di chi mi è più confacente o simpatico”.

È un’attenzione e una partecipazione che potrà tradursi nella scelta di recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo?

“Il rischio che l’appuntamento si trasformi in una competizione politica c’è, ma il vero confronto è sull’idea di Costituzione e sull’idea di magistratura che vogliamo avere. Ragionare su questo necessita di responsabilità, di impegno. La scommessa è questa”.

Nei prossimi giorni?

“Da qui al momento del voto prosegue l’attività del Comitato della società civile per il no – che vede insieme alle Acli trentine Anpi, Arci, Cgil e Udu -, con in calendario diversi incontri sul territorio. Io personalmente sono stato martedì 10 a Villa Lagarina al circolo Acli, giovedì 12 sarò a Cles con il comitato Giusto dire no, l’impegno prosegue fino all’ultimo giorno utile da qui al 22-23 marzo”.

Impegnatissimo a fare campagna per il sì è anche in queste ore Claudio Cia, consigliere provinciale, eletto con Fratelli d’Italia, oggi nel Gruppo misto dopo il passaggio a Forza Italia, un habitué dei banchetti.

Cia, che sensazioni raccoglie sul territorio?

“Colgo poca informazione sul testo del referendum in sé, nel merito. La gente tende ad andare per slogan. Prevale l’appartenenza a uno schieramento, a prescindere. E questo è un po’ triste, è un impoverimento”.

Il livello del dibattito?

“ Vedo che ci sono diverse convinzioni errate”.

Per esempio?

“Tra chi è per il no c’è la convinzione che se vince il no cade il Governo, ma è stato ribadito in più di un’occasione che le cose non sono collegate.

Ai banchetti chi incontra?

“C’è tanta gente che viene per informarsi, si fermano e si riesce a instaurare un dialogo. Gran parte purtroppo non è abituata ad approfondire i temi politici. C’è anche tanta ignoranza della nostra storia legata alla Costituzione”.

Lei è per il sì alla riforma.

“Ritengo che sia una riforma buona e spero venga confermata, ma sentendo la gente nelle piazze è difficile fare un pronostico. Direi che nelle valli potrebbe prevalere il sì, nel comune di Trento il no. Ma sono impressioni”.

L’affluenza?

“Nelle ultime campagne elettorali percepivo una maggiore distanza, molti mi dicevano che non sarebbero andati a votare. In queste settimane ho sentito meno questa voce. Mi auguro, al di là dell’esito, che la gente vada a votare non da tifoso, ma da persona che ha approfondito il tema, non perché la Schlein o la Meloni dicono di votare sì o no. La democrazia si esprime con la consapevolezza. Ma temo che prevarrà un voto da tifoseria”.

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