In Atelier giovedì 26 marzo inaugura la mostra dedicata a foglie e luce di Oriella Zandonai

Sono immagini che rappresentano un’esplorazione visiva profonda, quasi tattile, della materia organica quelle che, da giovedì 26 marzo, saranno esposte nelle sale dell’Atelier Benigni degli editori di Trento, che fino al 14 maggio ospiterà la mostra “Microcosmi”, di Oriella Zandonai. Al centro dell’esposizione che, curata da Fiorenzo Degasperi, sarà inaugurata giovedì 26 marzo alle 18, l’artista pone una serie di fotografie capaci di abbandonare la visione d’insieme per farsi microscopio, e indagare la foglia non più solo come elemento naturale, ma penetrando la superficie fogliare fino a rivelarne l’architettura segreta. La foglia diventa quindi una mappa complessa, un territorio di frontiera dove si consuma l’incontro tra la solidità della materia e l’intangibilità della luce.

Il titolo scelto, Microcosmo, trova pieno compimento nella capacità dell’artista di trasfigurare l’ordinario. Nel dettaglio macro, la foglia perde la sua identità botanica per diventare altro. Un altro che potrebbe essere un paesaggio astratto, dove le variazioni cromatiche, dai rossi bruciati ai verdi residui, fino ai gialli acidi, evocano vedute aeree di terre aride o scatti satellitari di delta fluviali. E poi materia viva e decadenza: la fotografia ferma il momento preciso in cui la vita, il verde della clorofilla, cede il passo alla senescenza, i pigmenti caldi. La luce filtrando attraverso queste zone di transizione, accentua la drammaticità del ciclo vitale.

Il rapporto foglia/luce in questa serie si configura come un dialogo tra fragilità e potenza. La fragilità di una membrana destinata a seccarsi e la potenza di una luce che, nell’istante dello scatto, la eleva a opera d’arte eterna. Microcosmo ci invita a riconsiderare il limite della nostra visione: guardare non è più un atto superficiale, ma un’immersione in un ordine geometrico e vitale che regola l’intero universo, racchiuso nello spazio di pochi millimetri.

Ornella Zandonai, nata a Rovereto nel 1961, ha sempre portato dentro di sé una sensibilità particolare per il mondo delle immagini, non solo per ciò che si vede, ma per ciò che si sente guardando. Ha mosso i primi passi nella fotografia a scuola, sotto la guida del maestro Umberto Savoia, scoprendo la magia della stampa in bianco e nero, quel processo quasi alchemico in cui un’immagine prende vita nella luce della camera oscura. È lì che ha imparato a cercare i dettagli, le sfumature, le cose che esistono ma che non si vedono se non ci si ferma davvero a guardare. Non si definisce una fotografa tecnicamente professionista. Quello che cerca — e che spera si percepisca in ogni scatto — è un taglio visivo personale, un modo tutto suo di guardare e restituire il mondo.

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