Il ddl per l’educazione di genere presentato in Consiglio provinciale

È stata presentata dalle proponenti, nel corso di una audizione pubblica in Consiglio provinciale a Trento, la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a introdurre in modo strutturale l’educazione alla parità e al rispetto delle differenze di genere nelle scuole. Il disegno di legge numero 76, presentato il 12 gennaio 2026, interviene sulla normativa provinciale del 2006 per rafforzare il ruolo del sistema educativo nella prevenzione di violenze e discriminazioni. L’audizione pubblica è stata presieduta dalla vicepresidente del Consiglio provinciale, Mariachiara Franzoia, che ha dato il benvenuto alle proponenti, ricordando che questo momento è previsto dalla 19bis legge 3/2003. “Laddove la politica non riesce a trovare strade per trovare soluzioni, i cittadini possono utilizzare questo strumento, il disegno di legge di – 8500 firme, di cui 7746 autenticate, sono un bel segnale di democrazia”.

Presente la presidente della Commissione Pari Opportunità Marilena Guerra e il consigliere di parità, Michele Borzaga, insieme ai consiglieri Michela Malfer (campobase), Francesca Parolari (Pd del Trentino), Paolo Zanella (Pd del Trentino), mentre da remoto ha seguito Michela Calzà (Pd del Trentino).

È stata Paola Morini, rappresentante di Ovid – Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, ad aprire la discussione, ringraziando le oltre quaranta associazioni che hanno contribuito alla sua elaborazione e le 8500 persone che hanno sottoscritto il documento.

Nel suo intervento, Morini ha sottolineato l’urgenza di un aggiornamento della normativa scolastica, richiamando dati preoccupanti sull’aumento dei fenomeni di violenza tra i giovani: lesioni personali raddoppiate, risse triplicate, maggiore diffusione di armi, cyberbullismo e manifestazioni d’odio. Un quadro che, secondo la relatrice, evidenzia come molti adolescenti siano oggi fragili sul piano emotivo e relazionale, esposti a contesti familiari e sociali sempre più conflittuali e a un futuro percepito come incerto.

A confermare la gravità della situazione, Morini ha citato anche dati culturali: “Un adolescente su cinque considera normale uno schiaffo in un contesto di gelosia”. Un segnale, ha spiegato, della necessità di intervenire sul piano educativo, anche alla luce dell’impatto dei social media, rispetto ai quali famiglie ed educatori spesso non dispongono di strumenti adeguati. Pur riconoscendo le numerose iniziative già avviate nelle scuole, Morini ne ha evidenziato i limiti, legati soprattutto alla volontà dei singoli istituti e docenti. Da qui l’obiettivo del disegno di legge: rendere strutturali e curricolari i percorsi di educazione alle relazioni, articolati per età e fondati su strategie differenziate.

“Insegnare relazione, interazione e confronto tra idee è fondamentale per lo sviluppo educativo”, ha affermato, ribadendo il ruolo centrale della scuola nel promuovere modelli culturali basati sul rispetto. Un elemento chiave della proposta riguarda la formazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo. Il testo prevede infatti percorsi specifici per personale docente e non docente, oltre a momenti di informazione e coinvolgimento rivolti alle famiglie, con l’obiettivo di costruire un’azione educativa condivisa e coerente.

IL DISEGNO DI LEGGE IN SINTESI

Alla base del provvedimento c’è la convinzione che fenomeni sempre più diffusi – dai femminicidi ai discorsi d’odio, spesso amplificati dai social media – richiedano una risposta culturale profonda, da costruire fin dall’età scolastica. L’obiettivo è fornire a studenti e studentesse strumenti critici per riconoscere stereotipi e dinamiche relazionali tossiche, promuovendo modelli fondati sul rispetto e sulla parità.

Il cuore della riforma è l’introduzione dell’educazione relazionale nei programmi scolastici di tutti gli ordini e gradi. L’insegnamento, pensato in chiave interdisciplinare, affronterà temi come l’affettività, la sessualità, la gestione delle emozioni, la prevenzione della violenza e il contrasto ai linguaggi d’odio. I contenuti saranno adattati all’età e al grado di maturità degli studenti, nel rispetto del pluralismo culturale.

Accanto alle attività in classe, la proposta prevede un investimento significativo nella formazione degli adulti: docenti, personale scolastico e famiglie saranno coinvolti in percorsi specifici, con l’obiettivo di creare un ambiente educativo coerente e consapevole. Le scuole dovranno inoltre dotarsi di un piano dedicato, che includa attività curricolari ed extracurricolari, laboratori interdisciplinari e criteri per l’adozione di materiali didattici privi di contenuti discriminatori.

Per garantire l’attuazione della riforma, la Provincia istituirà un comitato scientifico con funzioni di indirizzo e monitoraggio, composto da rappresentanti del mondo accademico e delle istituzioni impegnate sul fronte delle pari opportunità. Entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge, la Giunta provinciale dovrà approvare le linee guida operative.

È previsto anche un fondo dedicato, con una dotazione di 100 mila euro all’anno per il triennio 2026-2028, destinato a sostenere le scuole nell’attuazione delle nuove misure.

Nel complesso, la proposta si inserisce in un quadro normativo più ampio, che include principi costituzionali e impegni internazionali come la Convenzione di Istanbul, e individua nella scuola uno degli strumenti principali per promuovere un cambiamento culturale di lungo periodo.

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