Nel Getsemani Cristo supplica ardentemente il Padre e invita i discepoli a pregare con lui: “Restate qui e vegliate con me” (Mt 26,38). Perché i suoi frati potessero essere aiutati a vivere questo comando del Signore, Francesco compose i 15 salmi da recitarsi nelle feste dell’anno liturgico che compongono l’Ufficio della Passione del Signore.
Si tratta di compilazioni di versetti presi dal Salterio, passi biblici che Francesco pregava e ricordava a memoria e che sentiva adatti ad esprimere quelli che dovevano essere i sentimenti di Cristo quando supplicava il Padre perché venisse in suo aiuto.
Se alcuni salmi dell’Ufficio esprimono “la voce di Cristo” che prega nel Getsemani, alcuni altri esprimono invece “la voce della Chiesa” che esulta per le meraviglie che il Padre ha compiuto nel suo “Figlio diletto”.
È il caso del salmo composto per il mattutino di Pasqua, un testo che ci fa rivivere la grande letizia che Francesco provava la domenica di Risurrezione.
Il salmo si apre con l’invito a cantare al Signore “un canto nuovo perché ha fatto cose meravigliose”.
Francesco prende qui a prestito le parole del salmo 97 che esprimono la gioia del popolo per la sua liberazione dalla schiavitù terrena e l’inaugurazione di un regno che avrà Dio come re.
Francesco rilegge il testo biblico alla luce della Pasqua e vi aggiunge che l’opera più meravigliosa compiuta dal “braccio santo” di Dio è l’aver “immolato il suo Figlio diletto”.
Se Dio aveva fermato Abramo prima che potesse sacrificare suo figlio Isacco, non si è invece fermato quando per amor nostro ha permesso che “il suo Figlio diletto” fosse immolato sulla croce. Si percepisce qui la smisurata meraviglia di Francesco di fronte all’incomprensibile agire misericordioso del Padre nei confronti dell’umanità, liberata dalla “morte eterna” attraverso “l’immolazione del Figlio diletto”.
Al cantico degli Ebrei elevato nella notte della salvezza si sostituisce il cantico nuovo dei redenti per “quel” giorno in cui “il Signore ha mandato la sua misericordia”: “ Questo è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci”.
Non solo la famiglia umana ma tutte le creature sono chiamate a partecipare all’esultanza per la misericordia che il Padre ha manifestato in questo giorno: “Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono”.
Francesco invita tutti ad unirsi in una grande liturgia cosmica di lode e gloria a Dio con le parole del salmo 95: “Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l’onore; date al Signore la gloria del suo nome”.
Prima ancora di comporre il suo Cantico delle Creature, Francesco esprime il canto nuovo che sgorga dal suo cuore a Pasqua con le parole del Salterio biblico.
La meditazione delle grandi opere del Signore non può che sfociare nella lode, nel ringraziamento e tradursi nella vita: “Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e a lui rendiamo sempre la lode, la gloria, l’onore, la benedizione e ogni bene”.