Il direttore Diego Andreatta racconta la storia di Vita Trentina a Radio Dolomiti

“Cento anni sono tanti. Il primo numero, il 23 dicembre 1926, erano quattro fogli di carta ormai ingiallita. Tra passato e futuro viviamo una vecchiaia spero matura e spero aperta a nuove avventure”. Il nostro direttore Diego Andreatta ha raccontato così Vita Trentina a Radio Dolomiti, in diretta da piazza Duomo per il Trento Film Festival.

Il legame tra la manifestazione dedicata alle terre alte e il settimanale diocesano è forte fin dal 1952, anno di avvio del Trento Film Festival, ma si rinsaldò nel 2005, quando venne aperta una sezione del festival agli studenti delle scuole. “Nacque il parco dei mestieri della montagna, che ha compiuto i vent’anni, di cui siamo stati collaboratori insieme ad altre realtà”, ha spiegato Andreatta. In questi anni sono stati raccontati 119 (domani saranno 120, ndr) lavori d’alta quota, avvalendosi del contributo delle scuole trentine, “che si sono alternate, nelle varie edizioni del festival, ad intervistare un lavoratore d’alta quota. Una scoperta della curiosità, del lavorare, del soffrire, dell’inventare, del creare in montagna. Che poi è un tema ricorrente nei film della rassegna cinematografica. Sicuramente avere le giovani generazioni come cronisti e spettatori del domani è un’intuizione formidabile. Arrivano domande che noi non faremmo mai”.

Il primo direttore di Vita Trentina fu don Giulio Delugan, che aveva lavorato nel giornale di Alcide De Gasperi chiuso dal fascismo, Il Nuovo Trentino. Vita Trentina fu fondata per svolgere “un ruolo di controinformazione. Si lanciavano dei messaggi di non adesione cieca alla propaganda fascista. E questa fu una sfida che con coraggio il giornale portò avanti per qualche anno, dovendo subire anche una certa ritorsione: le squadracce fasciste entrarono nel ’31 nella nostra redazione… è una storia che raccontiamo nella mostra allestita al Polo diocesano culturale Vigilianum”.

La sfida del settimanale è ancora attuale. “Il rischio della propaganda intesa come informazione a senso unico e soffocamento delle voci alternative al pensiero unico c’è ancora. Non solo in campo politico, ma anche in campo ambientale. Il rischio c’è. È una sfida che una testata come la nostra, che ha un editore un po’ anomalo, una realtà ecclesiale, e che quindi può vantare un’autonomia assoluta, deve cogliere”, ha concluso Andreatta.

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