Il 12 maggio 1974 il referendum che confermò la norma sul divorzio

“Il dato di fatto più elementare è che la legge Fortuna-Baslini resta nell’ordinamento giuridico italiano. Ognuno però dovrà ricordarsi di quanto ha detto durante l’infuocata campagna: che il divorzio quanto meno non risolve tutti i problemi quando non ne crea di nuovi”. Scriveva così CIVI, il direttore di Vita Trentina Vittorio Cristelli, nel numero di giovedì 16 maggio 1974, in cui si dava conto dei risultati del referendum sul divorzio che si era svolto solo pochi giorni prima, il 12 maggio: il “no” all’abrogazione della legge aveva raggiunto il 59,1%, mentre il “sì” si era fermato al 40,9%.

“Balza in primo piano – aggiungeva Cristelli – l’urgenza della riforma del diritto di famiglia che nessun calcolo politico dovrà dilazionare. Ma quello che, al momento, più ci interessa è il riflesso del voto sulla vita della Chiesa italiana. I commenti che abbiamo registrato, finora non sono proprio nella linea di una fede vissuta; ma è comprensibile nell’emotività di una botta a caldo. Non è vero che i cattolici si sono contati, né si possono leggere le percentuali del referendum come percentuali valide per un’interpretazione della fede degli italiani. Vero è invece che questa prova ha creato spaccature che siamo impegnati a rimarginare non fingendo che non esistano ma attraverso un dialogo come via difficile ma unica alla comunione ecclesiale”. Con il risultato del referendum sul divorzio, aggiungeva l’allora direttore di Vita Trentina, “dovrà nascere, come in altri Paesi, una pastorale per i divorziati e per le vittime del divorzio”.

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