Il “metodo Rondine”, felice esperienza di gestione del conflitto nata dall’intuizione di Franco Vaccari e maturata nella “cittadella della pace” di Rondine, in provincia di Arezzo, è approdato in Trentino da qualche anno: prima con l’invio di studenti e studentesse degli istituti secondari a frequentare il quarto anno scolastico nel borgo toscano, dove ragazzi e ragazze provenienti da Paesi in conflitto tra loro o attraversati da situazioni di violenza frequentano lo studentato internazionale; poi con l’introduzione, all’interno di una sperimentazione didattica, fondata su un approccio relazionale al conflitto e sulla centralità della persona, autorizzata a livello ministeriale, di “Sezioni Rondine” all’interno dei curricoli ordinari di due istituti superiori di Trento, il Liceo scientifico “da Vinci” e il Liceo Linguistico Sophie Scholl.
Da lunedì 11 maggio la collaborazione tra la scuola trentina e “Rondine”, che ha mosso i primi passi anche grazie al sostegno del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, autentico volano per la diffusione delle “sezioni Rondine” in provincia di Trento, si rafforza ulteriormente, anzi, viene ufficialmente consacrata con la firma del protocollo d’intesa tra la Provincia autonoma di Trento e Rondine Cittadella della Pace, sottoscritto dall’assessora competente Francesca Gerosa e dal fondatore e presidente di Rondine, Franco Vaccari (nella foto, don la delegazione di Rondine). L’accordo formalizza così, a seguito di una delibera di Giunta del 10 aprile scorso, questa collaborazione di lungo periodo per promuovere, a servizio delle scuole, la cittadinanza attiva, la pacifica convivenza, il dialogo tra culture diverse e la trasformazione positiva dei conflitti a ogni livello. “Con questo Protocollo – ha detto Gerosa – rafforziamo un’alleanza educativa che guarda alla scuola non solo come luogo di apprendimento, ma come spazio di cittadinanza, relazione e responsabilità”.
Il cuore dell’accordo, che si inserisce in una cornice coerente con le politiche educative della Provincia di Trento, è il “metodo Rondine”, oggi applicato in percorsi educativi, scolastici, universitari e di formazione continua, che sarà declinato sia nella forma del Quarto Anno Rondine, che consente, appunto, a studenti dei licei di tutta Italia di vivere un anno scolastico ad alto contenuto di educazione alla cittadinanza globale e orientamento personale e professionale, sia nelle Sezioni Rondine; rientra nell’intesa anche YouTopic Fest, il Festival internazionale del conflitto promosso da Rondine.
Dopo il momento istituzionale con la firma in assessorato, la delegazione giunta da Rondine composta dal presidente Franco Vaccari, dal coordinatore nazionale Sezione Rondine Giovanni Rossi, dal direttore Sostenibilità e Sviluppo Rondine Andrea Sassolini, e dal Consigliere di amministrazione di Rondine Dino Leonesi ha fatto tappa per un saluto meno formale al Liceo da Vinci, accolta nel suo ufficio dalla dirigente Viviana Sbardella, presenti anche la dirigente del Liceo Sophie Scholl Chiara Motter, la tutor dello Scholl Giulia d’Amaro Valle, la studentessa del Da Vinci e alunna del Quarto Anno a Rondine Sara Galante. Quest’ultima ha osservato con parole cariche di entusiasmo che l’esperienza di Rondine porta un cambiamento effettivo e positivo, che si riverbera poi nelle relazioni interpersonali e nel gruppo classe. è un di più che ha fatto dire a chi ha vissuto questa esperienza di avervi trovato “proprio la scuola come dovrebbe essere”. “Non significa che nella scuola non vi siano altre belle, significative esperienze”, ha chiosato Vaccari, spiegando che quanto propone Rondine è complementare al lavoro che viene quotidianamente svolto nelle scuole. “Mettiamo a disposizione una competenza, che nasce dall’esperienza concreta di giovani che arrivano da Paesi in guerra e scelgono di trasformare il nemico in persona. Oggi questa competenza può diventare patrimonio delle scuole, dei docenti, delle comunità”. Concordava il Sovrintendente Giuseppe Rizza, che nel frattempo si era unito al gruppetto. “La firma di questo Protocollo rappresenta per il sistema educativo trentino una scelta di visione: la scuola non può limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve formare persone capaci di pensiero critico, responsabilità, cooperazione e dialogo. Il Metodo Rondine si inserisce pienamente in questa prospettiva, perché educa a trasformare il conflitto in occasione di crescita, relazione e apprendimento”.
Ora la consapevolezza condivisa è che il Metodo Rondine può ambire a entrare nell’ordinamento e decisivo, ha osservato Vaccari, sarà il profilo della studente in uscita, a definire lo specifico portato da questa che ormai non è più solo una sperimentazione. Certo, hanno riconosciuto le dirigenti Sbardella e Motter, occorrerà con pazienza superare possibili resistenze, comprensibili di fronte ad ogni novità. Così come decisivo sarà promuovere il metodo Rondine sia dall’alto – e la firma del protocollo con la Provincia dà garanzie in proposito – sia dal basso. E ci sarà anche da fare tutto un ragionamento sui costi. “Ma – ha osservato ancora Vaccari – consideriamo quanto costa un ragazzo che la scuola perde. Anche di ciò va tenuto conto”. Dal canto suo, il Sovrintendente Rizza ha assicurato l’impegno della Provincia per facilitare la creazione di una piccola rete di istituti in Trentino che col Metodo Rondine promuovono una didattica inclusiva.
Il protocollo ha natura di accordo quadro non esclusivo e una durata di cinque anni, prorogabile per un periodo analogo.