“No al CPR, né a Piedicastello né altrove”, un migliaio di persone di nuovo in piazza a Trento

Un caldo sole, dopo il maltempo degli ultimi giorni, ha illuminato nel pomeriggio di sabato 16 maggio il migliaio di persone scese in piazza raccogliendo l’appello del Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR per ribadire una forte contrarietà alla costruzione del CPR, il Centro di Permanenza per il Rimpatrio, a Piedicastello, in località Maso Visintainer.

Bandiere, tamburi e balli, numerose associazioni, partiti, sindacati e realtà di tutta la regione hanno sfilato con partenza da piazza Dante per le vie del centro, per concludere il corteo proprio a Piedicastello, circoscrizione interessata dalla realizzazione della struttura.

Opporsi al CPR significa opporsi a all’idea di società, che sta confezionando l’estrema destra, nella quale l’accesso ai diritti sia differenziale, nella quale la cittadinanza è una concessione e non un diritto, nella quale una parte di società può essere bellamente sfruttata. Noi rifiutiamo questa idea di società, che genera mostri: è questa idea di società che ammazza le persone nere mentre vanno al lavoro o mentre lavorano. È questa società che arma la mano di quei quindicenni che possono ammazzare un lavoratore a Taranto. È questa società che arma la polizia che spara tranquillamente a una persona migrante fingendo che sia legittima difesa”, ha detto Stefano Bleggi, del Centro Sociale Bruno, prima della partenza del corteo, durante il quale si sono susseguiti gli interventi da parte dei rappresentanti delle associazioni e dei diversi partiti presenti, dal Partito democratico a Alleanza Verdi e Sinistra, da Onda Trentino a Rifondazione comunista.

“Non diciamo semplicemente no al CPR a Piedicastello, diciamo no al CPR come strumento in sé“, ha detto Andrea La Malfa, presidente di Arci del Trentino e presidente della Circoscrizione Centro storico – Piedicastello. “L’obiettivo non è semplicemente dire no al CPR di Trento e provare a fermare la Provincia. Vorremmo provare a fermare il Ministero, vorremmo fare in modo di non trovarci fra un anno qua, mentre andiamo tutti al lavoro magari in macchina, a passare davanti a un luogo dove sappiamo che la gente sta soffrendo.

 

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