Premiate a Rovereto le bandiere verdi di Legambiente

Foto Facebook Bollait-gente della lana

Tra le 19 le bandiere verdi di Legambiente che sventolano sull’arco alpino nel 2026, per segnalare quella montagna dove le comunità montane generano “valore territoriale” puntando su sostenibilità e relazioni, ce ne sono anche 4 trentine. Si tratta di realtà – tra associazioni, comuni, cooperative, enti universitari e cittadini – in prima linea nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, territorio, studio e conoscenza, che sono state premiate sabato 16 maggio a Rovereto, presso l’Urban Center, da Legambiente nel corso del X Summit nazionale delle Bandiere Verdi.

Regina green d’alta quota 2026 è il Friuli-Venezia Giulia con 5 bandiere verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (4), Piemonte (3), Lombardia (3), Valle D’Aosta (2) e Veneto (2). Tutte, con i loro premiati, ben raccontano un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca, così, di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano. Entrando nello specifico, sono cinque le categorie scelte quest’anno da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi 2026 (alcuni vessilli green per le loro caratteristiche sono stati premiati in più categorie). “Comunità e rigenerazione dei territori” e “Conoscenza e ricerca” sono le due categorie con più bandiere verdi premiate, ben sei a testa, seguite da quelle su “Cura dell’acqua e degli ecosistemi” ed “Economie e filiere locali”, con cinque bandiere verdi a testa, e “turismo e abitare” con quattro vessilli green.

Dal collettivo Robida che, in Friuli Venezia Giulia, ha saputo trasformare il villaggio di Topolò-Grimacco (UD) in un laboratorio permanete di rigenerazione montana con tutta una serie di attività al Comitato Dora Baltea Viva che, in Piemonte, tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi alla cooperativa sociale iLvb- “I Love Val Brembana” – che, in provincia di Bergamo, unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale promuovendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità e mantenendo un legame profondo con l’ambiente montano. Dal Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dal comune San Tomaso Agordino (BL) a quello di Chiuro (SO) impegnato nel proteggere la stagione degli amori dei cervi riducendo il disturbo umano. Tra le storie premiate, due ben si legano anche all’anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato per questo 2026 dall’ONU: in provincia di Trento il progetto “Bollait” (gente della lana), di Barbara Pisetta e Giovanna Zanghellini, dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane in un progetto che cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile. In Valle D’Aosta, a Valgrisenche (AO), la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands rinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando la lana locale, ossia quella della pecora Rosset, razza autoctonia valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità. Tra le premiate anche due Università: quella di Torino e Trento rispettivamente impegnate nello studio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica e nella governance del territorio con un corso, primo in Italia, di “Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori” promosso insieme a Slow Food Trentino-Alto-Adige e aperto a tutti gli studenti e le studentesse dell’Ateneo.

Resta alta l’attenzione anche sulle Bandiere Nere, sette quelle assegnate nel 2026 da Legambiente per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tre i vessilli neri che sventolano in Trentino-Alto-Adige, due in Friuli-Venezia-Giulia, uno in Piemonte e uno in Veneto. Tra questi, si segnala, quello dato al comune di Cortina (BL) per la nuova pista da Bob e la Cabinovia Apollonio – Socrepes legate alle Olimpiadi invernali 2026, dato che sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico.

Novità di quest’anno, studio sul “Valore Aggiunto Comunitario”: Nel corso del Summit è stata presentata l’indagine sperimentale sul “Valore Aggiunto Comunitario (VAC)” delle attività di accoglienza, frutto dell’analisi di un questionario somministrato ad un campione di 25 bandiere verdi dell’arco alpino premiate in questi anni da Legambiente. Il VAC prende in considerazione come indicatori: relazioni; comunità; restanza; impatto sociale; qualità territoriale. In sintesi, dall’indagine, realizzata per Legambiente da Luca Rota e Maurizio Dematteis, emerge che l’81% delle attività delle 25 bandiere verdi prese in esame sono basate sul volontariato; il 57,2% delle realtà supera le 161 ore mensili di lavoro; quasi 1 realtà su 3 arriva fino a 320 ore mensili; 2 realtà su 3 sostengono costi superiori a 20 mila euro annui; il 28,6% supera i 50 mila euro annui. Dati che ben raccontano come le comunità montane generino relazioni e valore territoriale e come stia crescendo il cosiddetto turismo della “montagna di mezzo”. Di fronte a questa doppia fotografia scattata dal Summit tra bandiere verdi e valore aggiunto comunitario, Legambiente torna a rilanciare le 10 proposte del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana”, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino e a chiedere più interventi e investimenti per le comunità montane.

“Se da un lato le Bandiere Verdi di Legambiente raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane – dichiara Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente – dall’altro lato va ricordato che questi territori non devono essere lasciati soli ma devono essere sostenuti e incoraggiati. Servono più politiche mirate e più investimenti per ridurre da un lato la vulnerabilità dei territori, sempre più fragili a causa della crisi climatica lavorando su interventi di mitigazione e adattamento, dall’altra parte occorre dare sostegno alle comunità ma anche ai tanti giovani che decidono di tornare a vivere nei piccoli comuni montani e che con il loro fare quotidiano contribuiscono a quel valore comunitario, sociale, culturale e ambientale, oltre che economico. Per altro i dati dell’indagine sul Valore Aggiunto Comunitario ben sintetizzano quanto il volontariato e la rete territoriale siano una leva strategica per queste realtà”.

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