Centro Mariapoli Trento, nell’anniversario idee e proposte per città belle e accoglienti

Open Day al Centro Mariapoli di Cadine: il confronto a più voci tra esponenti della società civile e delle istituzioni

“Generare bellezza per tutti”. È riassunto in questo slogan, che diventa programma per i prossimi anni, il significato della celebrazione dei primi 40 anni di vita del Centro Mariapoli “Parola di vita” di Cadine, sopra Trento, apertasi questa mattina nell’affollato auditorium con un canto inneggiante alla speranza (come è nello stile del movimento dei Focolarini, come è familiarmente denominata l’Opera di Maria, fondata dalla trentina Chiara Lubich nel dopoguerra) e dal saluto trilingue in italiano, tedesco e ladino, omaggio alla terra trilingue che è la Regione Trentino – Alto Adige.

Un Open Day per testimoniare l’attualità di una presenza, quella del Centro Mariapoli, che non è solo un luogo dove si incontrano le persone, ma esperienza di incontro, dove si generano relazioni autentiche incontrando il carisma di Chiara Lubich e dove chiunque, appartenente alla comunità civile o ecclesiale, può trovare casa, per portare il suo contributo al bene comune. È il messaggio lanciato dal breve, suggestivo video realizzato per l’occasione, con immagini d’archivio e testimonianze vecchie e nuove, a rimarcare la vocazione “formativa ed ecumenica” del Centro Mariapoli, come affermava Chiara Lubich in occasione dell’inaugurazione della struttura. E oggi c’è quanto mai bisogno di avere luoghi dove formarsi e formare al confronto con la diversità, a praticare il dialogo e a gestire il conflitto. Lo hanno affermato concordi, con accenti diversi, gli ospiti convenuti all’auditorium del Centro Mariapoli per portare il contributo delle varie realtà civili ed ecclesiali del territorio alla costruzione di una città ed una comunità più unita e più ricca nella diversità.

La presidente del Movimento dei Focolari Margaret Karram, il sindaco di Trento Franco Ianeselli, la referente Area Testimonianza della Diocesi di Trento Annalisa Pasini, il Presidente Cnca Coordinamento comunità accoglienti Trentino-Alto Adige Claudio Bassetti e, in collegamento, Sara Alouani, giornalista de ilT quotidiano, hanno portato il loro mattone a quello che, ha sottolineato Lucia Fronza Crepaz provocando e cucendo i diversi interventi, è stato pensato come un “cantiere aperto” che non si esaurisce nella giornata celebrativa.

Nella prima parte della densa mattinata, Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano e vice presidente della Scuola di Economia civile, ha indicato nell’urgenza di riportare lo spazio pubblico a disposizione dei cittadini e della comunità il modo per “generare bellezza” nelle nostre città, dove oggi si è affermata invece la privatizzazione dello spazio pubblico. “La città non è più di tutti e diventa normale pensare che se non consumi non esiste. Il linguaggio economicista ha sostituito il linguaggio della polis, della politica: significa che la città è ridotta a piattaforma economica che deve produrre profitto. Lo vediamo, ad esempio, con il tema dell’abitare, che genera enorme conflitto sociale, perché c’è un’iniqua condizione di accesso alla casa. Lo spazio pubblico non è più spazio per tutti”. Il guaio è che così le città diventano invivibili, crescono emarginazione e solitudini. “Ci sono però esempi di resistenza a questa deriva”, ha affermato Granata, suggerendo di “fare obiezione di coscienza rispetto alla privatizzazione dello spazio pubblico” e a riportare la natura in città, rendendoci meno dipendenti dalle risorse fossili. “Lasciamo la città di pietra per la ‘città spugna’, una città in cui l’umanità si riconosce nella natura”, chiedendoci che comunità vogliamo diventare: una comunità che crede nella dignità dei più poveri, nella salute pubblica, nella natura, negli spazi gratuiti collettivi o che spinge a chiudersi in fortini individuali, sacrificando le relazioni? Come ampiamente narrato nella tavola rotonda che ha chiuso la mattinata, idee e opportunità per costruire città più ricche nella diversità non mancano.

La sfida, oggi, è recuperare la nostra umanità, questa la sottolineatura comune di Karram, Ianeselli, Pasini, Bassetti e Alouani, imparando ad abitare le differenze ed evitando la trappola della polarizzazione, che si nutre della contrapposizione amico-nemico.

“Negli ultimi due anni – ha ricordato Karram – ii Movimento dei Focolari ha approfondito il tema della prossimità, che vuol dire avvicinarsi, ricucire relazioni ferite. Dialogo è parola abusata, ma se non è un tatticismo, è un lavoro del cuore: comporta mettere da parte la difesa automatica delle proprie idee per capire chi ho davanti. Ma richiede tempo e non garantisce risultati immediati”. Il compito diventa allora tenere insieme la diversità, che rispetta le differenze, e sentirsi parte di una comunità, che sa accogliere senza pregiudizi, partendo da ciò che ci avvicina, piuttosto che da quello che divide.

La presidente del Movimento, Margaret Karram, salutata da focolarini e focolarine

Di fronte a problemi così rilevanti e alle sfide gigantesche del nostro tempo, il contributo del Movimento dei Focolari, ha riassunto la presidente Karram, è la proposta di un “amore eroico, che si fa debole con i deboli”, per generare fraternità tra i popoli. “L’unità è un cantiere sempre aperto, che si costruisce con percorsi di dialogo, iniziative tra i giovani, in ambito politico ed economico. Oggi il mondo ha più che mai bisogno di unità, da costruire a piccoli passi, facendo crescere la fiducia tra le persone, senza arrenderci anche quando è faticoso. Il segreto sta nel lavorare insieme persone, comunità, organismi. Piccole luci illuminano poco, ma uniti siamo una luce capace di rischiarare le notti più buie”.

L’Open Day del Centro Mariapoli, che prosegue nel pomeriggio con proposte di accoglienza e confronto tra le realtà civili e religiose del territorio, lancia un forte messaggio di speranza in questa direzione.

In serata, alle 20.30, il Centro Mariapoli si apre alla cittadinanza con il concerto-spettacolo del Gen Verde Performing Arts, gruppo artistico internazionale composto da artiste di 13 paesi diversi.

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