“A caccia di mestieri”, la storia trentina con il METS e l’arte di Danilo Pozzatti

“A caccia di mestieri” è l’attività didattica che nei giorni scorsi ha visto la partecipazione di ben 384 bambini delle scuole primarie di Cles, Livo e Rumo, appartenenti all’Istituto Comprensivo di Cles, in occasione della mostra “Danilo Pozzatti: mezzo secolo tra arte, leggenda ed emozioni”, a Palazzo de Aliprandini – Leifenthurn a Livo.

La proposta è stata strutturata dai Servizi educativi del METS – Museo etnografico trentino San Michele, che hanno avuto modo così di valorizzare una delle opere più significative dell’artista trentino, “Il paese dove vivono i miei ricordi” (2023), un olio e tecniche miste su lastra di rame della misura di 100×160 cm, che racchiude al suo interno la rappresentazione di ben 53 mestieri oggi scomparsi o completamente modificati, documento visivo di un passato che ha caratterizzato il Trentino e che ci racconta lo stretto legame tra uomo e territorio.

I bambini hanno avuto l’opportunità di incontrare l’artista davanti a questa grande opera, che ha suscitato molte curiosità sia in loro sia negli insegnanti. In seguito, divisi in gruppi e guidati dall’Autore e dalle esperte del METS, gli studenti hanno studiato i numerosi dettagli del quadro, cercando di individuare i mestieri rappresentati e ne hanno poi approfonditi alcuni grazie agli oggetti etnografici appositamente portati in loco dal METS, che hanno permesso di dare concretezza alle splendide pennellate di Pozzatti.

Per portare a casa un ricordo dell’esperienza e concretizzare il lavoro fatto, i Servizi educativi hanno poi insegnato ai bambini due tecniche di decorazione del rame, facendo realizzare una piccola decorazione da applicare a un segnalibro dedicato alla mostra. L’attività si è conclusa con il difficile compito di ricostruire il quadro, trasformato in un grande puzzle, e con un ulteriore incontro con l’Artista, durante il quale tutti hanno espresso il loro apprezzamento per le tante cose apprese. “Il valore dell’opera è dato dallo stupore che provoca nel bambino e dall’emozione che suscita nell’adulto” questo ha risposto Danilo Pozzati alla domanda di uno degli studenti su quest’opera, che egli definisce come uno dei dipinti più complessi realizzati durante i cinquant’anni di carriera.

L’iniziativa ha trasformato la memoria storica in un’esperienza interattiva, dimostrando come l’incontro diretto con l’artista e l’arte possa connettere le nuove generazioni alle radici culturali trentine. La mostra, dedicata ai cinquant’anni di attività artistica del pittore trentino, è visitabile a Livo fino al 30 agosto.

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