Rete per la parità di genere: “Il ddl Valditara va in direzione contraria rispetto ai bisogni della società”

Si è tenuto oggi, 15 giugno, al Cafè de la Paix Trento un incontro della Rete per la parità di genere sullo stato di avanzamento del ddl di iniziativa popolare in tema di educazione relazionale alla parità e al rispetto delle differenze di genere.

Dopo il deposito delle firme (ne sono state raccolte oltre 8500 in tre mesi scarsi) il ddl è attualmente in discussione in Quinta Commissione. Le prime audizioni si svolgeranno presumibilmente a settembre. La Rete per l’educazione alla parità di genere si pone in forma fortemente critica rispetto al ddl Valditara, approvato da poco in Parlamento, che, a detta delle prime firmatarie del disegno di legge trentino, “va in direzione ostinata e contraria rispetto alle indicazioni europee e ai bisogni della società, abdicando al ruolo fondamentale dello Stato, che attraverso la scuola si fa garante del diritto all’educazione, e spostando il peso completamente sulle famiglie”.

“A proposito di distinzione tra educazione sessuale ed educazione affettiva, con cui si vorrebbe difendere il provvedimento. Di nuovo, un gioco di parole vuoto di significato. Ciascuna età ha i suoi bisogni, passa attraverso fasi di sviluppo precise che devono essere accompagnate con gli interventi più opportuni e adatti. Se rinunciamo a questo ruolo di cura – una cura che parte da noi stessi – qualcun altro riempirà quello spazio al posto nostro. Per esempio lo riempirà chi lucra attraverso i siti pedopornografiici o veicolando immagini stereotipate o chi intrappola i nostri ragazzi e le nostre ragazze in modelli competitivi, violenti ed escludenti”, riflette Maria Giovanna Franch, una delle prime firmatarie del ddl. “La nostra Provincia nella sua autonomia ha l’occasione di andare in direzione contraria rispetto al contesto nazionale e può davvero tracciare la strada giusta da seguire. Rispondendo a un bisogno concreto e urgente, espresso da quelle oltre 8500 firme raccolte, di cui tutti e tutte noi dobbiamo farci carico”.

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