Sarà visitabile da giovedì 25 giugno 2026 e fino al 18 ottobre, al Museo di Scienze e Archeologia di Rovereto, la mostra “Valentino Braitenberg. Dalla cibernetica alle neuroscienze“, un percorso espositivo ideato per non essere solo guardato, ma vissuto in prima persona proprio nell’anno del centenario della nascita di questo scienziato visionario. Non era il classico scienziato chiuso nel suo laboratorio, ma una delle menti più straordinarie e anticonformiste del Novecento, capace di entrare in una stanza e renderla immediatamente più interessante. A cento anni dalla nascita, la città di Rovereto dedica un grande evento a Valentino Braitenberg, tra i primi a gettare un ponte tra intelligenza biologica e artificiale.
Il pubblico sarà accompagnato in un viaggio diviso in due grandi anime: una prima sala dedicata alla sua vita, per scoprire la dirompente genialità dell’uomo, e una seconda “sala delle esperienze”, per toccare con mano e sperimentare le sue teorie più celebri. La prima area della mostra è un omaggio intimo e affascinante alla vita di Braitenberg, pensata per rivelare il volto di uno studioso che incarnava una rarità, capace di unire ricerca d’avanguardia e profonda attenzione alla società. La carriera scientifica e accademica di Valentino Braitenberg è stata un percorso di respiro internazionale, caratterizzato da un approccio profondamente interdisciplinare. Dopo aver completato gli studi in medicina, neurologia e psichiatria a Innsbruck e Roma (1945-1954), ha iniziato la sua attività di ricerca alla Yale School of Medicine negli Stati Uniti, dove si è avvicinato per la prima volta ai pionieri della cibernetica. Rientrato in Italia, nel 1958 ha diretto uno dei primi gruppi di biocibernetica all’Università di Napoli, insegnandovi per dieci anni. Nel 1968 si è trasferito in Germania per co-fondare e co-dirigere l’Istituto Max-Planck per la Cibernetica Biologica a Tübingen, fino al pensionamento nel 1994. Infine, nel 1998, l’allora rettore Massimo Egidi lo ha chiamato in Trentino per assumere la guida del neonato Laboratorio di Scienze Cognitive dell’Università di Trento, con sede a Rovereto, precursore dell’attuale Dipartimento. Il pubblico potrà scoprire in mostra le tappe, geografiche e intellettuali, della sua carriera. Ad arricchire il percorso biografico ci sarà l’esposizione di oggetti personali, testimoni delle sue passioni e del suo carattere, come il microscopio storico utilizzato nel suo studio al Max-Planck-Institut in Germania, o il celebre violino personale, fatto costruire dal maestro liutaio Umberto Lanaro utilizzando un’asse di legno secolare staccata dalla sua stanza, convinto che risalisse all’epoca e alla qualità acustica del legno usato da Stradivari, oltre a premi e scritti originali, le sue amate tabacchiere e la commossa lettera manoscritta inviata nel 2002 all’allora sindaco di Rovereto per ringraziare della cittadinanza onoraria ricevuta.
La seconda sala espositiva è progettata proprio per mettere alla prova il pubblico in questa dimensione, invitandolo a comprendere come da meccanismi estremamente semplici possa emergere l’intelligenza, e trasformandolo in “ricercatore” attraverso l’interazione con postazioni dedicate ai “veicoli pensanti”. Nel suo ufficio a Tübingen, al Max-Planck-Institut, Braitenberg concepì i celebri “veicoli pensanti”, consacrati nel 1984 in un libro che dedicò, in italiano, “Alle mie creature”. Si tratta di macchinine elementari, dotate solo di sensori e motori, ma in grado di reagire a stimoli esterni. Il paradosso affascinante, che chi visita la mostra potrà sperimentare di persona in speciali postazioni interattive, è che queste macchine generano comportamenti che noi umani non possiamo fare a meno di interpretare come vere e proprie emozioni: amore, aggressività, paura e simpatia. Una provocazione filosofica sottile e potente che oggi, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, risuona più attuale che mai. Braitenberg, d’altronde, l’aveva previsto con largo anticipo: “Scommetto che entro vent’anni riusciremo a costruire calcolatori in grado di parlare, di capire la nostra voce e di rispondere a tono. Ci arriveremo”.
Proprio nel giorno dell’inaugurazione della mostra, giovedì 25 giugno, a Rovereto prenderà vita anche il simposio internazionale “I veicoli pensanti: cent’anni dalla nascita di Valentino Braitenberg” curato dal Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive e del CIMeC – Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento. L’iniziativa, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Braitenberg (1926-2011), riunisce studiosi provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni scientifiche europee per riflettere sull’eredità intellettuale e scientifica di un ricercatore che ha contribuito a trasformare il modo di comprendere il rapporto tra cervello, comportamento e tecnologia.
Il simposio si aprirà alle 16 con i saluti istituzionali a cui parteciperà la sindaca di Rovereto Giulia Robol. A seguire, gli interventi di vari studiosi che hanno condiviso con Braitenberg percorsi di ricerca o ne hanno raccolto e sviluppato l’eredità scientifica: Massimo Egidi, già rettore UniTrento e professore della LUISS di Roma; Ad Aertsen dell’Università di Friburgo, in collegamento da remoto; Almut Schutz del Max-Planck-Institut di Tubinga; Nicola Bruno dell’Università di Parma; Luigia Cristino del CNR di Napoli e Alessandro Treves della SISSA di Trieste.
La giornata proseguirà con la proiezione di alcuni estratti del documentario dedicato alla vita e all’opera di Valentino Braitenberg, realizzato dal documentarista Stefan Nicolini con il contributo di istituzioni scientifiche e culturali italiane e internazionali. Terminerà poi con una speciale visita alle sale espositive: un vero e proprio “racconto corale” impreziosito dagli aneddoti e dai contributi di colleghi, amici e figure chiave del territorio. Ad accompagnare il pubblico tra le opere e i veicoli pensanti ci saranno Tommaso Codignola (Università di Firenze), Remo Job (Università di Trento), Luciano Stegagno (Università di Padova) e il professore emerito Andrea Sgarro dell’Università di Trieste. A completare questo viaggio tra ricordi e scienza, non mancheranno le testimonianze di chi ha condiviso un forte legame con Braitenberg e con la città, come l’ex assessora del Comune di Rovereto Donata Loss, il già primario dell’Ospedale di Rovereto Giorgio Rossi.
«Valentino Braitenberg è una figura straordinaria che continua a parlare al presente» ha commentato Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento. «Le sue intuizioni pionieristiche hanno anticipato molti dei temi oggi cruciali per la ricerca sul cervello e per l’intelligenza artificiale, ponendo le basi scientifiche e culturali da cui nasce l’attuale eccellenza del polo di Rovereto. Raccogliamo la sua straordinaria eredità fondata sull’interdisciplinarità per proiettarla verso il futuro della ricerca internazionale su mente e comportamento. In questo senso, l’intitolazione del nuovo Hub alla Manifattura e le celebrazioni del simposio non sono solo un omaggio doveroso, ma un ideale investimento».
«Questa mostra nei nostri spazi non è solo un omaggio, ma una sfida che abbiamo accolto con grandissimo entusiasmo», dichiara il Presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Dapor. «Valentino Braitenberg aveva la rara dote di saper rendere la complessità accessibile, divertente e profondamente umana. Egli ci ha insegnato che la natura è la forma più pura di tecnologia e questa idea ci ha spinti a progettare un percorso espositivo in cui il pubblico non è un semplice spettatore, ma piuttosto un compagno di giochi e di esperimenti di Valentino Braitenberg. La collaborazione con l’Università di Trento e con il Comune ci rende orgogliosi. Mostra come Rovereto sappia fare rete per celebrare le menti che l’hanno amata, trasformando la memoria di un cittadino onorario tanto speciale in un’esperienza viva, interattiva e aperta a tutta la comunità».
«Celebrare il centenario di Valentino Braitenberg significa per Rovereto onorare non solo uno scienziato illustre, ma un cittadino onorario che ha lasciato un’impronta indelebile nella nostra comunità» sottolinea la sindaca di Rovereto Giulia Robol «Anticipando i dilemmi e le sfide dell’Intelligenza Artificiale, Braitenberg ha saputo coniugare la massima precisione scientifica con una dirompente e ironica umanità. Fu lui, alla fine degli anni Novanta, a intuire il potenziale del nostro territorio guidando il primo Laboratorio di Scienze Cognitive, seme da cui è germogliato l’odierno polo d’eccellenza internazionale. Questo grande evento, nato dalla sinergia virtuosa tra il Comune, la Fondazione Museo Civico e l’Università di Trento, dimostra la capacità di Rovereto di fare rete e di proiettare la propria memoria nel futuro. La mostra interattiva e il simposio non sono un semplice tributo nostalgico, ma l’omaggio vivo a una mente anticonformista che continua a ispirare la ricerca e a dialogare con il nostro presente».