La storia di Alfredo Rampi il 10 luglio al Teatro in Corte di Rovereto

Il primo giornalista sul posto, il venditore di panini che ha lucrato sulla folla accorsa a Vermicino, il presidente Pertini, i robot Mazinga e Goldrake, di cui Alfredino era appassionato, il vigile che ha parlato con lui per rassicurarlo come se fossero i suoi robot preferiti. E poi Angelo Licheri, scelto per calarsi in quel pozzo infernale, e che rimase quaranta minuti a testa in giù, a tentare di imbracare il bambino e salvarlo. Ma il personaggio centrale è Alfredino, quel bambino perduto per sempre, come fosse l’anima dell’Italia.

A “Teatro in Corte” a Palazzo Betta Grillo, la rassegna teatrale di Rovereto organizzata da Evoè!Teatro in collaborazione con il Comune di Rovereto, arriva uno spettacolo che fa incontrare la cronaca nera e la poesia. “Alfredino, l’Italia in fondo al pozzo” di e con Fabio Banfo e con la regia di Serena Piazza (produzione Centro Teatrale MaMiMò) racconta la storia di Alfredo Rampi, precipitato a 36 metri di profondità nel pozzo di Vermicino, e i tentativi di salvarlo nelle 36 ore successive. Una storia che ha sconvolto il paese nel 1981, con la prima diretta no-stop a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che doveva documentare una storia a lieto fine e che alla fine si è trasformato in uno shock collettivo nazionale. Una storia che assomiglia a mille altre storie italiane, fatta di improvvisazione, approssimazione, coraggio, cialtroneria, conflitti tra poteri, politica, vanità. Per molti dei commentatori dell’epoca quell’evento segnò un punto di non ritorno, una sorta di svolta. In quegli stessi anni nasceva la Tv privata, realizzando quel mutamento antropologico che Pasolini (morto lo stesso anno in cui nasceva Alfredino) aveva profetizzato. L’intento non è solo quello di raccontare una tragedia che non dovrebbe mai essere dimenticata, ma si cerca di dare voce al suo protagonista, l’unico che non è stato in grado di farlo.

“Ho cercato di trattare questa vicenda con la massima sensibilità, partendo dalla mia identificazione di bambino (sono nato nel 1975, come lui) e dall’idea che se non fosse caduto in quel pozzo, Alfredino, avrebbe fatto un cammino parallelo al mio, ascoltando la stessa musica, vivendo le stesse esperienze. Ho cercato di curare un poco il dolore con la poesia. Di riportarlo in vita, attraverso di me, con me. Era tutto quello che potevo fare per lui”, commenta Fabio Banfo.

Ingresso 12 euro, ridotto over 65 10 euro, ridotto under 30 soci Quercus e Distretto Santa Maria 8 euro. Biglietto per portatori di disabilità 10 euro più omaggio per eventuale accompagnatore.

 

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina