È detta “stagflazione” una fase economica in cui si verificano nello stesso momento inflazione alta (aumento generale dei prezzi) e stagnazione economica (crescita bassa o ferma del PIL), ovvero ciò che sta accadendo in questi mesi in Trentino, secondo i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher che, di fronte ai nuovi dati sui fatturati delle imprese provinciali, sottolineano come tale aumento non possa essere interpretato come un indicatore di una reale crescita economica. “I dati presentati oggi dimostrano solo una cosa: in Trentino nel secondo trimestre di quest’anno i fatturati delle imprese locali sono stati trascinati per la maggior parte dall’inflazione, in particolare dei prodotti energetici, provocata dalla scriteriata guerra di Trump contro l’Iran che dura tutt’ora. In alcuni settori, in particolare commercio al dettaglio e industria manifatturiera, la dinamica reale dei fatturati è addirittura negativa”.
“Con un andamento dell’economia così asfittico e un aumento dei prezzi ben sopra il 3% infatti, possiamo dire che lo scenario trentino è di una vera e propria stagflazione“, prosegue la nota: “Ricordiamo che il pil pro capite del Trentino da quattro anni cresce dello 0,1% annuo, mentre nel secondo trimestre di quest’anno la disoccupazione secondo l’Istat in Italia è continuata a calare mentre in Trentino ha rialzato la testa passando dal 2,4 al 3,2% con un calo degli occupati di circa 2mila unità. È difficile immaginare che questo scenario possa migliorare senza interventi mirati e una strategia di sviluppo condivisa considerate le crescenti pressioni inflazionistiche, l’instabilità dei mercati finanziari, i diffusi conflitti geopolitici, la guerra commerciale dei dazi e la competitività delle produzioni cinesi”.
“Per affrontare con successo questi fattori esterni così preoccupanti, è necessario rafforzare e riorientare le politiche economiche provinciali per sostenere crescita, occupazione e competitività del sistema trentino. Bisogna stimolare selettivamente gli investimenti delle famiglie e delle imprese sostenendo in particolare la riduzione dei consumi energetici e quindi delle bollette e puntando sull’innovazione dei settori economici così da aumentare il valore aggiunto delle produzioni manifatturiere e dei servizi tecnologici. Tutti i dati congiunturali – pil, fatturati, occupazione – dicono che il Trentino fa tendenzialmente peggio dell’Italia. I dati evidenziano la necessità di una riflessione sulle attuali politiche economiche e dell’avvio di misure più efficaci a sostegno dello sviluppo del territorio”.