Al regista Andrea Pallaoro l’Aquila di San Venceslao

Era pieno il salone di rappresentanza di Palazzo Geremia, a Trento, nella serata di giovedì 17 settembre, quando il sindaco Franco Ianeselli ha consegnato al regista Andrea Pallaoro l’Aquila di San Venceslao, l’Antico Sigillo della Città che rappresenta il massimo riconoscimento cittadino.

Pallaoro, reduce dal concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il film The Echo Chamber, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, al termine della cerimonia ha sottolineato il suo forte legame con la città: “Trento è un luogo in cui mi sono sentito profondamente amato e anche incompreso: e lo dico con gratitudine perché anche questo aspetto ha svolto un ruolo nel mio percorso. Qui mi sono innamorato del cinema, qui si è iniziato a formare il mio sguardo, non solo il modo di guardare ma anche ciò che si sceglie di guardare, guardare senza giudicare, accettare il mistero dell’altro. Grazie alle tante persone che mi hanno sostenuto, ispirato, che mi hanno amato e che io continuo ad amare”.

Prima dell’intervento di Pallaoro, il sindaco Ianeselli aveva così motivato il riconoscimento: “Siamo orgogliosi dell’originalità del suo progetto di cinema d’autore, che avrà ancora tante occasioni per dispiegarsi e rivelarsi a noi spettatori. Sentiamo di aver bisogno dei suoi film, capaci di far viaggiare insieme lo stile e l’emozione, l’accuratezza e l’eleganza dell’immagine con l’umanità dolente dei personaggi”.

Ianeselli ha ricordato gli anni trascorsi dal regista a Trento, tra le medie Bronzetti e il liceo Prati: “Qualcuno dei suoi amici di allora ci ha raccontato che Lei, autore di film accolti e premiati nei più prestigiosi festival internazionali, a scuola se l’è sempre cavata senza dare nell’occhio, galleggiando soavemente sopra la sufficienza quel tanto necessario per evitare noie. Risultato peraltro di assoluto rispetto in una classe del liceo classico Prati degli anni ‘90, dove si dice fioccassero anche voti compresi tra lo zero e il due. Di Lei tutti ricordano vividamente l’amore assoluto e inscalfibile per il cinema americano che allora sembrava quasi una mania ingenua e infantile”. Ha proseguito Ianeselli: “Del suo cinema ci colpiscono le inquadrature, che spesso assumono la forza di una composizione pittorica rinascimentale. Ci colpisce la forma, che è un atto di rigore e devozione etica prima ancora che estetica: è il modo in cui una scena esprime la propria verità. L’altro aspetto che risalta è l’inquietudine, è il dolore esistenziale che è connaturato alla stessa condizione umana. ‘L’inferno sono gli altri’ diceva Sartre, mentre il protagonista di The Echo Chamber ricorda il celebre dilemma del porcospino del filosofo tedesco Schopenhauer. È il paradosso dei rapporti umani: senza vicinanza non c’è calore, ma riducendo le distanze c’è il rischio concreto di ferirci a vicenda. Trovare un equilibrio è quasi impossibile. Lo dimostra il fatto che spesso quello che ci fa male è ciò che ci tiene in vita”.

Mauro Gervasini, responsabile del programma cinema del Trento Film Festival, ha sottolineato la dimensione artistica internazionale di Andrea Pallaoro: “Non solo perché risiede da anni negli Stati Uniti, ma per la scelta delle storie, dei temi, e per l’imposizione di uno stile che ha un respiro particolare. Sin dal primo lungometraggio Medeas si dimostra interessato a racconti dalla narrazione essenziale, dove il linguaggio visivo è preponderante anche nella costruzione del senso. A sorprendere – e tra i più sorpresi ci fu Martin Scorsese che amò e promosse pubblicamente il film – proprio l’aspetto visivo, la scelta cioè di non speculare sulla psicologia dei personaggi per lasciare alle immagini qualunque valenza evocativa”. Poi, guardando al futuro, Gervasini ha aggiunto: “Il viaggio di Andrea Pallaoro è in pieno svolgimento. Aspettiamo con trepidazione i suoi prossimi lavori, una versione cinematografica di Agostino di Alberto Moravia e la conclusione della trilogia femminile. Certi che saprà confermare ulteriormente l’originalità e la sapienza del proprio stile”.

Natasha Subramaniam, artista multimediale, regista e direttrice creativa di fama internazionale nonché amica di lungo corso di Pallaoro, nella sua laudatio ha messo in luce i temi cari al regista: “Nel suo percorso ha rivolto ripetutamente la sua attenzione verso persone e situazioni che la società preferirebbe non guardare, gli emarginati, gli incompresi e, a volte, persino coloro che potremmo considerare mostruosi. Andrea non si avvicina a queste figure con giudizio, ma con il desiderio di comprendere. I suoi film ci invitano a entrare nelle vite di persone che esistono al di fuori dei confini di ciò che la società considera accettabile, spingendoci a mettere in discussione i pregiudizi”. Ha concluso Subramaniam: “È particolarmente significativo per me che la città di Trento abbia scelto di conferire ad Andrea l’Antico Sigillo della Città. Sono venuta per la prima volta a Trento con Andrea, per conoscere la sua famiglia, quando avevamo poco più di vent’anni, e già allora rimasi colpita dalla straordinaria bellezza del paesaggio naturale, con le sue montagne imponenti e le sue vallate di un verde intenso. Era evidente per me che l’impavidità di Andrea, il suo amore per la natura e il suo spirito d’avventura fossero stati plasmati dalla crescita in un luogo così immerso negli elementi. Trento è una parte profonda dello spirito di Andrea e permea i suoi interessi e il suo lavoro. Ha portato questo luogo con sé ovunque sia andato, anche mentre costruiva la sua vita dall’altra parte del mondo”.

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