Più di mille docenti degli istituti comprensivi della provincia si sono dati appuntamento stamattina, giovedì 24 settembre, all’assemblea organizzata da Flc Cgil. Ed è solo una parte del personale scolastico che in questi giorni ha risposto alla chiamata del sindacato di via Muredei: ieri è stata la volta dei docenti della scuola secondaria di secondo grado, venerdì invece si riuniranno personale Ata e assistenti educatori.
Il filo rosso che unisce queste assise è la questione salariale divenuta ormai emergenza. Il personale della scuola trentina pretende retribuzioni adeguate a un costo della vita in Trentino diventato insostenibile per chi vive di lavoro, che mette in difficoltà le persone, a fronte di salari fermi al palo e rinnovi contrattuali che non coprono nemmeno l’inflazione.
Come mostrato in assemblea, un insegnante a inizio carriera in Alto Adige guadagna 6mila euro lordi in più all’anno. Questa somma arriva 10mila euro lordi a metà carriera e li supera a fine carriera. A fare la differenza è lo spessore dell’indennità provinciale: 210 euro mensili fissi in Trentino contro una somma che a Bolzano, in funzione anche del grado di scuola, parte da 900 euro e in 8 anni di carriera raggiunge il massimo superando i 1500 euro, erogata su 10 mensilità, garantita sin dall’inizio del percorso lavorativo e quindi anche al personale a tempo determinato. Oltre a questa componente strutturale che dà spessore solido e stabile alla busta paga di Bolzano, i colleghi dell’Alto Adige hanno ottenuto un ottimo risultato con l’ultimo rinnovo contrattuale che ha permesso un reale recupero dell’inflazione del triennio 2022-2024.
“A parole siamo tutti d’accordo sul valore e l’importanza della Scuola – sottolinea il segretario provinciale di Flc Cgil del Trentino Raffaele Meo -, ma quel valore è dato anche e soprattutto dalle persone che vi lavorano, che vanno valorizzate con stipendi giusti, dignitosi e in linea col costo della vita in Trentino, che è un costo alto, sempre più alto, non diverso da quello di Bolzano. Queste assemblee sono il primo passo di un percorso di mobilitazione. Se la politica è in ascolto noi siamo pronti a confrontarci con l’assessora Gerosa da subito. Diversamente andremo aggiungendo altri tasselli alla protesta fino a che non troveremo un’adeguata disponibilità”.