Cinema antropologico, consegnati i riconoscimenti del Premio internazionale Giuseppe Šebesta

Si è conclusa con grande successo la seconda edizione del “Premio internazionale Giuseppe Šebesta per il cinema antropologico”. Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, il Teatro San Marco di Trento ha ospitato tre giorni interamente dedicati alla cinematografia documentaristica antropologica contemporanea. Ben 1.200 opere candidate da 121 Paesi, un dato record che conferma la vitalità del documentario antropologico contemporaneo e il crescente prestigio di cui gode la manifestazione a livello internazionale.

Il pubblico ha potuto assistere alle proiezioni delle 30 opere finaliste prima di culminare alla cerimonia di Premiazione. Le pellicole proiettate hanno tracciato un vero e proprio itinerario attorno al mondo, dando voce e visibilità a comunità, territori e saperi che spesso restano ai margini dell’attenzione mediatica, riportando storie umane da ogni angolo del pianeta. Dei 30 film selezionati per la fase finale 27 sono le anteprime, di cui 6 mondiali, 15 italiane, 6 regionali.

Le opere sono state valutate da una giuria d’eccellenza composta da esperti di cinema, studiosi di discipline etno-antropologiche, giornalisti e figure di rilievo del mondo della cultura.

Per la sezione cortometraggi:

1° Premio è andato a:

Very small dreams / Piccolissimi sogni – anteprima italiana (Palestina-Francia-Qatar 2025, 20’) di I’timad Washah – è un film breve ma lacerante sulla quotidianità delle donne nei campi profughi di Gaza, dove dare alla luce un figlio o compiere i gesti più elementari, come la cura dell’igiene intima, diventano montagne da scalare. Con sguardo discreto ed empatico, la regista ci conduce per mano in un viaggio nel cuore ferito della femminilità in tempo di guerra, svelando la tenace resistenza delle protagoniste nel custodire un barlume di dignità, e lasciando che emerga, in tutta la sua straziante evidenza, la fragilità delle cose più semplici nella distrutta città palestinese.

Per la sezione mediometraggi:

1° Premio

Katran / Catrame – anteprima europea (Turchia 2026, 40’) di Ali Rıza Avcı – è un film significativo, potente metafora della pazienza e della perseveranza di chi ancora pratica tecniche artigianali nel proprio lavoro. Il regista ritrae la fatica del protagonista nell’estrazione del catrame curativo come un’impresa eroica, trasmettendo al contempo come tale sforzo, in un’era dominata dalle macchine, sia più appagante per lo spirito e, al contempo, rispettoso dell’ambiente. Il volto sereno e pacatamente soddisfatto dell’anziano, a lavoro ultimato, è un’immagine che vale più di mille parole.

Per la sezione lungometraggi:

1° Premio

Of lead and coal / Di piombo e carbone – anteprima italiana (Francia 2025, 89’) di Thomas Uzan – ci conduce nel sottosuolo, tra le gallerie instabili e in disuso delle miniere di carbone abbandonate dai francesi, rendendoci partecipi della fatica dei minatori abusivi, delle loro patologie respiratorie, dei loro sogni e delle speranze infrante. La miniera dismessa funge da metafora delle numerose discariche del mondo contemporaneo, e i suoi minatori clandestini rappresentano i nuovi “miserabili” che sopravvivono grazie agli scarti delle società industrializzate. È un film che denuncia un’ingiustizia, ma lo fa con una calma risoluta: non cerca lo sfogo rabbioso, bensì mira a scuotere le coscienze.

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