Il presidente del Consiglio delle Autonomie locali della Provincia autonoma di Trento, Michele Cereghini, è stato audito dalla XIV Commissione – Politiche dell’Unione europea della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame della proposta di regolamento europeo volta a salvaguardare la disponibilità di alloggi e a migliorarne l’accessibilità economica. Ad accompagnarlo il direttore generale, dott. Marco Riccadonna. Cereghini e Riccadonna sono stati accolti alla Camera dei deputati dall’onorevole Alessia Ambrosi, componente della delegazione parlamentare trentina e della XIV Commissione – Politiche dell’Unione europea.
Nel corso dell’audizione, Cereghini ha presentato le osservazioni e le proposte elaborate dal Consiglio delle Autonomie locali e approvate nella seduta di mercoledì 14 ottobre. L’obiettivo è portare all’attenzione della Commissione le peculiarità del territorio trentino e la necessità che le politiche abitative tengano conto delle diverse condizioni locali, conciliando l’accesso alla casa con le esigenze delle comunità e le dinamiche del mercato immobiliare.
“Per capire da dove nasca questa tensione – ha detto Cereghini -, occorre guardare al patrimonio abitativo non destinato a prima casa, che le rilevazioni dell’ISPAT – il nostro istituto provinciale di statistica – consentono di scomporre in due parti. La prima è quella degli alloggi registrati nelle banche dati locali e statali per finalità turistiche, dotati cioè di codice identificativo nazionale: sono, nel complesso dell’intera provincia, 15.700 alloggi, con quasi 70.000 posti letto. La seconda è quella degli alloggi a disposizione, con utenze domestiche attive ma non censiti come turistici, che sono quasi 65.000, più di quattro volte tanto. Vi rientrano le seconde case destinate alla villeggiatura di chi ne è proprietario, numerose, ad esempio, nelle Giudicarie (12.083) e in Valle di Sole (8.378). Ma il fenomeno è rilevante anche dove la villeggiatura è meno diffusa: in Vallagarina gli alloggi a disposizione sono 5.404, a fronte di 243 alloggi turistici, in Val di Non, 5.436 a fronte di 723. Gli affitti brevi spiegano, dunque, solo in parte la contrazione del mercato delle locazioni a lungo termine. Molti alloggi sono oggi mantenuti sfitti, perché i proprietari non intendono assumersi il rischio, più o meno fondato che sia, di restare privi di tutele a fronte di una locazione che dovesse andare male“.
Particolare attenzione è stata riservata alla tutela della minoranza linguistica ladina, che passa anche dalla possibilità per i residenti di continuare ad abitare i luoghi in cui sono nati e cresciuti. Un’esigenza particolarmente sentita nelle comunità ladina (Val di Fassa) e nei territori a forte vocazione turistica, dove l’aumento dei valori immobiliari e dei costi abitativi rischia di rendere sempre più difficile per le popolazioni locali rimanere nelle proprie comunità, mettendo a rischio la continuità culturale, linguistica e sociale del territorio ladino. Il confronto ha rappresentato un’occasione per dare voce alle esigenze dei Comuni e delle comunità locali trentine, nell’ambito dell’esame parlamentare delle politiche abitative.