“Sarajevo 1992–1996 – l’assedio più lungo”, la mostra del fotografo italiano Mario Boccia arriva a Sarajevo

Settembre 1993, Sarajevo. Granate sulla via Maresciallo Tito. “La ragazza che corre”

La mostra “Sarajevo 1992–1996 – l’assedio più lungo” del fotografo italiano Mario Boccia arriva proprio a Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina, dal 2 novembre fino alla fine del mese.

A Sarajevo la mostra è ospitata presso il Museo storico della Bosnia Erzegovina. Parallelamente sarà inaugurata a Genova l’11 novembre a Palazzo Ducale e vi rimarrà esposta fino al 13 dicembre.

Curata dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto (MITAG) e da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), unità operativa del Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento, la mostra riunisce una cinquantina di fotografie in bianco e nero scattate durante l’assedio: non immagini di sparatorie e feriti, ma la vita quotidiana dei sarajevesi, la resistenza civile, la dignità mantenuta anche nei momenti più bui. Mario Boccia fu corrispondente del quotidiano Il Manifesto durante le guerre jugoslave, pubblicò su testate italiane ed europee, offrì i suoi reportage ad agenzie dell’ONU e molte ONG.

Prosegue così il viaggio della mostra, allestita al Castello di Rovereto per la prima metà del 2023, raccogliendo migliaia di visitatori. Tra dicembre 2025 e febbraio 2026 è stata ospitata a Belgrado dal Muzej Devedesetih, il nuovo museo dedicato alla rilettura critica degli anni Novanta, a due passi dal parlamento serbo.

A maggio di quest’anno la mostra si è spostata a Zagabria, all’Istituto Italiano di Cultura, dove oltre un centinaio di persone ha assistito all’inaugurazione nell’ambito del festival di storia Kliofest, alla presenza dell’ambasciatrice della Bosnia Erzegovina in Croazia e dell’ex vicesindaca di Sarajevo Anja Margetić; la mostra è rimasta aperta fino a settembre, attirando anche qui grande interesse di pubblico e stampa, a dimostrazione del rilievo di questa iniziativa culturale partita da Rovereto Città della Pace.

La tappa di Sarajevo assume un significato speciale. Nel corso degli anni, diverse persone fotografate da Boccia durante l’assedio lo hanno contattato per fargli sapere di essere sopravvissute. All’inaugurazione il fotografo ne ritroverà alcune: un incontro che si annuncia carico di emozione, a chiudere il cerchio tra chi ha documentato l’assedio e chi lo ha vissuto.

“Non sono mai stato accolto così calorosamente in nessun luogo al mondo”, ha detto Boccia parlando di Sarajevo.

L’ospitalità della mostra è organizzata nell’ambito del progetto “Trancityons”, guidato dall’Università di Bologna e di cui OBCT è partner, cofinanziato dall’Unione Europea.

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