Entro il 2040 il Trentino potrebbe perdere circa 23.000 unità lavorative

Produttività, salari e costo della vita sono stati al centro della conferenza di informazione ospitata venerdì 19 giugno in sala Lenzi dal Consiglio provinciale.

L’iniziativa, aperta dal saluto del presidente Claudio Soini, è stata richiesta da Francesco Valduga, Lucia Coppola, Paola Demagri e Alessio Manica per leggere le dinamiche di lungo periodo e individuare i fattori di rischio che incidono su famiglie, imprese e tenuta sociale del Trentino.

Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha portato il punto di vista della Giunta, descrivendo il Trentino come un sistema ancora ricco e resiliente, ma entrato in una fase di maturità economica e sociale nella quale emergono nuovi “acciacchi”. Il Pil resta sopra la media nazionale, ma l’aumento dei costi colpisce in modo asimmetrico le famiglie più fragili. Spinelli ha richiamato casa, demografia, innovazione e welfare: da un lato l’82,4% delle famiglie trentine possiede la prima abitazione, dall’altro chi vive in affitto subisce rincari significativi; entro il 2040, inoltre, il territorio potrebbe perdere circa 23 mila unità lavorative. Da qui la necessità di puntare su crescita qualitativa, autonomia energetica, conciliazione, sostegno alle famiglie e aiuti pubblici legati ai corretti contratti collettivi.

La sessione su produttività e resilienza ha visto Alessandra Proto, direttrice del Centro OCSE di Trento, definire il Trentino un laboratorio in scala ridotta delle grandi trasformazioni globali. Di fronte a shock sempre meno eccezionali, ha spiegato, la risposta non può essere difensiva: occorre rafforzare competenze, filiere, innovazione privata e specializzazioni territoriali, senza importare modelli esterni. Franco Bernabè, presidente del Cda dell’Università di Trento, ha richiamato il paradosso italiano: un Paese spesso descritto per le sue fragilità, ma tra le maggiori economie manifatturiere ed esportatrici del mondo. Il problema, ha detto, non è l’assenza di imprese produttive, ma il fatto che siano troppo poche. La produttività, ha aggiunto, non è nemica del lavoro: “La vera alternativa non è fra produttività e lavoro, ma tra aumento della produttività e declino industriale”. Il professore Fabio Pieri ha affrontato il rapporto tra crisi e produttività nei suoi aspetti macro e microeconomici, inserendo il caso trentino nel quadro delle trasformazioni che attraversano sistemi produttivi e mercati. Vincenzo Bertozzi, dell’Ispat, ha illustrato l’andamento dei prezzi: tra il 2008 e il 2025 l’inflazione a Trento è stata del 36,9%, poco sopra la media italiana. I picchi principali sono stati legati a Iva e carburanti nel 2012 e soprattutto alla crisi energetica successiva alla guerra in Ucraina, con l’inflazione cittadina vicina al 13% nel 2022. A pesare sono stati in particolare beni energetici, abitazione, alimentari e servizi ricettivi.

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