Lo scorso 15 giugno è stata depositata una formale richiesta di riesame per ottenere l’apertura dei documenti sul progetto del CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri) previsto a Trento. L’iniziativa, spiegano Cittadinanzattiva aps e Assemblea antirazzista Trento, “nasce per contrastare il muro di gomma eretto dalle istituzioni: di fronte a una richiesta di accesso agli atti, il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento hanno infatti opposto un rifiuto totale, nascondendo l’intero progetto dietro l’etichetta di “opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale”. La richiesta di riesame contesta l’illegittimità di questo diniego che viola il principio di proporzionalità: anche in presenza di informazioni sensibili, la legge impone di oscurare solo le singole parti a rischio, non di secretare in blocco interi fascicoli”.
Cittadinanzattiva aps e Assemblea antirazzista Trento sono affiancate da un team legale d’eccezione composto dagli avvocati Gennaro Santoro, Antonello Ciervo, Salvatore Fachile e da Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. A supportare politicamente e socialmente la richiesta vi è l’intero Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, una coalizione che unisce oltre 50 realtà del territorio. “La cittadinanza esige trasparenza perché le carte richieste, in particolare quelle urbanistiche, edilizie e ambientali, riguardano direttamente la sicurezza e la salute pubblica”, sostengono le associazioni. “L’area scelta a Maso Visintainer, nel quartiere di Piedicastello, è infatti stretta tra la tangenziale, l’autostrada del Brennero e un metanodotto ad alta pressione. I cittadini hanno il diritto di accedere a questi dati, che non contengono “segreti militari”, ma riguardano cruciali fattori di rischio strutturale, acustico e atmosferico”.