Immaginate di gestire un B&B e di ricevere una richiesta di prenotazione da un cittadino israeliano appena rientrato da un periodo di servizio militare a Gaza. Accettarla è un gesto di ospitalità dovuto a chiunque, o significa chiudere gli occhi davanti a un possibile coinvolgimento in crimini di guerra? È un dilemma che fino a poco tempo fa sembrava confinato alla teoria, e che oggi migliaia di piccoli operatori del settore ricettivo — b&b, agriturismi, ristoranti, agenzie di viaggio — si trovano concretamente a doversi porre. Non esiste una risposta univoca, ma esiste un movimento internazionale che ha deciso di offrire strumenti concreti per affrontarla: è il tema al centro della serata organizzata per giovedì 2 luglio, dalle 20 alle 22, al Centro Giovani Cantiere26 di Arco, promossa dal Collettivo La Sarca dal Basso insieme a BDS Italia.
L’appuntamento propone un momento di approfondimento sul rapporto tra scelte di viaggio, responsabilità professionale e diritti umani, nel contesto del genocidio in corso a Gaza. A confrontarsi sul palco saranno quattro voci che, da prospettive diverse, si occupano da anni di turismo responsabile e di boicottaggio come strumento di pressione civile: Alberto Dragone, esperto di turismo responsabile con esperienze di collaborazione con AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Altreconomia e Terre di Mezzo, realtà storiche del giornalismo economico critico e del turismo consapevole in Italia; Stefano Nanni, giornalista freelance che scrive per Altreconomia, mensile indipendente noto per le inchieste su finanza etica, filiere e diritti; Mario Maio, coordinatore nazionale del gruppo tematico “Turismo Etico” di BDS Italia; e Simone Riccardi, CEO di Ecobnb, piattaforma italiana di riferimento per il turismo sostenibile.
Al centro della discussione ci sarà la campagna internazionale No Room for Genocide (“Non si affitta al genocidio”), lanciata dal BNC, il Comitato nazionale palestinese per il BDS, nel luglio 2025. La campagna invita la società civile globale a fare pressione sui governi affinché modifichino le politiche sull’immigrazione e sui visti per allinearle agli standard e agli obblighi legali internazionali. Concretamente, chiede ai piccoli operatori dell’ospitalità di scoraggiare i presunti criminali di guerra israeliani dal prenotare o visitare strutture turistiche, di disincentivare l’offerta di servizi a queste persone e di contestare la complicità di piattaforme come Booking e Airbnb, che continuano a proporre alloggi in insediamenti israeliani costruiti illegalmente nei territori occupati. Per sostenere le imprese che vogliono aderire, il movimento BDS ha realizzato un Toolkit dedicato, un pacchetto di strumenti pensato per mettere in contatto imprenditori, organizzazioni e movimenti del turismo etico, così da poter essere più forti insieme. Tra le iniziative più recenti anche l’impegno “Oasi di Pace”, rivolto alle strutture ricettive che vogliono dichiarare esplicitamente di non voler ospitare responsabili di crimini di guerra.
L’evento è sostenuto da RotteInverse, ARCI AltRo Garda, ARCI Brentonico, ARCI Dro, BDS Trentino e Penny Wirton Alto Garda.