Il garante dei diritti dei detenuti della Provincia di Trento, Giovanni Maria Pavarin, aderisce alla mobilitazione nazionale di tre giorni (da lunedì 13 a mercoledì 15 luglio) sui gravissimi problemi del sistema carcerario italiano.
“La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali – si legge nel comunicato diffuso dai garanti – chiede un gesto di clemenza, un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e costituzionalmente orientato. Non è buonismo, è responsabilità. Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza. Chiediamo l’introduzione di una liberazione anticipata speciale, portando da 45 a 75 giorni per ogni semestre la detrazione di pena per chi partecipa positivamente al percorso trattamentale. Non un “liberi tutti”, ma uno strumento collegato alla condotta, alla responsabilizzazione e alla partecipazione all’opera rieducativa. Chiediamo, inoltre, un intervento immediato per i detenuti con residuo pena non superiore a un anno, non condannati per reati ostativi e senza concrete esigenze di sicurezza tali da imporre la permanenza in carcere. Si tratta di circa 8/9 mila persone che potrebbero essere accompagnate verso misure alternative, detenzione domiciliare, lavoro, cura, comunità e reinserimento. Occorre rafforzare magistratura di sorveglianza, UEPE, educatori, psicologi, assistenti sociali, personale sanitario, polizia penitenziaria, mediatori culturali, cancellieri del Tribunale di Sorveglianza e tutti gli operatori che ogni giorno tengono in piedi il sistema. La dignità dei detenuti e quella del personale non sono in conflitto: sono parte della stessa battaglia. Serve anche un piano straordinario per salute penitenziaria, disagio psichico, dipendenze, detenuti malati, stranieri privi di rete familiare, giovani adulti e minori. Il carcere non può essere il contenitore di tutte le fragilità che fuori non trovano risposta”.
“Abbiamo bisogno di un carcere più costituzionale. Per questo rivolgiamo un appello alla politica e alla società civile: interessatevi al carcere, entrate dove possibile negli istituti, ascoltate chi ci vive e chi ci lavora, parlate con volontari, operatori, polizia penitenziaria, cappellani e associazioni. Venite e vedete. Venite e ascoltate. Non c’è più tempo. La politica intervenga non domani, non presto, ma ora”, concludono i garanti.