“Stava: tragedia evitabile”, titolava Vita Trentina dopo la catastrofe del 19 luglio 1985

“La spada di Damocle, pericolosa, incombente, rivelatasi tragica erano solo quelle due vasche di decantazione che la gente guardava con tremore: speriamo che tengano altrimenti è la fine per la val di Stava. Ancor più giustificata quindi la rabbia, prima per le teorie di camion che turbavano quanto meno la pace della valle e, ora, per la tragedia”. Scriveva così il direttore di Vita Trentina Vittorio Cristelli nell’editoriale uscito dopo la tragedia che sconvolse la valle laterale della Val di Fiemme il 19 luglio 1985, quando il cedimento di due bacini di decantazione della miniera di Prestavel generò una colata di fango che rase al suolo l’abitato di Stava, provocando la morte di 268 persone.

“A Stava non c’è stata una combinazione imprevedibile di circostanze, ma la conseguenza logica di una costruzione che non era stata fatta, evidentemente, a regola d’arte, e che non era stata adeguatamente controllata”, spiegò il professore di geologia dell’Università di Trieste Giulio Antonio Venzo, trentino, in un’intervista concessa a Paolo Ghezzi. “Bastava qualche trivellazione – aggiunse – per rendersi conto che i detriti non si erano consolidati sul fondo delle vasche, e che quindi esisteva la probabilità di smottamenti”.

Tra le vittime ci furono anche dei familiari residenti a Milano dell’arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi: la cugina Lucia Guadalupi con il nipote Andrea, e la figlia di un altro cugino Maria Grazia Fabbri Gottardi con i due figli Massimo e Andrea.

“Mentre lascio Tesero per l’ultima volta – scrisse Mauro Neri nel reportage da Stava -, un poliziotto mi chiede di fermarmi proprio sul vecchio ponte per lasciar passare un grosso camion. E guardo su per la valletta: il fango rossiccio è come una ferita raggrumata che ha lacerato una popolazione che ha fatto del silenzio e del contegno il proprio stile di vita e ha cancellato per sempre decine e decine di famiglie che qui erano venute per due settimane di ferie economiche e salubri”.

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