Si svolsero in forma “strettamente privata” i funerali di Margherita Cagol, la moglie del capo delle Brigate Rosse Renato Curcio, morta il 5 giugno 1975, in un conflitto a fuoco con i carabinieri nei pressi di Melazzo, a pochi chilometri da Acqui Terme, in Piemonte.
“La Cagol – ricordava Vita Trentina del 12 giugno 1975 – era una dei rapitori dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia che era stato sequestrato ventiquattro ore prima da un commando delle Brigate Rosse, l’organizzazione di estrema sinistra che vuole ‘colpire al cuore lo Stato borghese’. Come si ricorderà le BR salirono clamorosamente alla ribalta delle cronache con il sequestro del giudice genovese Mario Sossi, avvenuto nell’aprile dello scorso anno”.
Scoperti da una pattuglia di quattro carabinieri, i brigatisti attaccarono i militari con delle bombe a mano. Nello scontro, Cagol perse la vita, mentre Curcio riuscì a fuggire. La salma della donna venne trasportata a Trento e sepolta nel cimitero della città. “Alla breve cerimonia religiosa – scriveva il nostro giornale – hanno partecipato soltanto la mamma, le due sorelle con i rispettivi mariti. Il padre della Cagol, infermo da parecchio tempo, è morente all’ospedale”.