Sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 19 fino al 13 settembre, al Museo delle Palafitte di Fiavé, la mostra “Custodi di biodiversità. Apicoltura di montagna tra preistoria e modernità”, dedicata al mondo delle api e realizzata dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza beni culturali in collaborazione con il Comune di Fiavé, il MUSE Museo delle Scienze di Trento e il METS Museo Etnografico Trentino. All’evento di inaugurazione, che si è svolto oggi sabato 1 agosto, hanno preso parte, tra gli altri, l’archeologa del Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali Elena Silvestri, il sindaco Beniamino Bugoloni e l’assessore alla cultura Maria Pia Calza del Comune di Fiavé.
Attraverso suggestive immagini ad alta risoluzione, dati e reperti archeologici ed etnografici l’esposizione, a cura di Mirta Franzoi e Luisa Moser, intende evidenziare l’importanza che questi straordinari insetti impollinatori, fondamentali per la biodiversità, hanno assunto fin dalla preistoria per le comunità che abitano la montagna trentina. A corredo della mostra, che sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 19 fino al 13 settembre, sono previsti incontri, attività laboratoriali e iniziative speciali.
Il percorso di visita ha inizio nel giardino del museo con le installazioni della mostra “Città a misura d’ape. Alla ricerca di possibili equilibri” curata da Maria Vittoria Zucchelli del MUSE. Negli spazi interni gli oggetti provenienti dal Museo Etnografico Trentino di San Michele all’Adige e dai depositi archeologici della Soprintendenza conducono il visitatore lungo un percorso di conoscenza e approfondimento, da cui emerge il ruolo strategico rivestito da un’apicoltura di tipo domestico, rimasta pressoché immutata fino ai primi anni del XX secolo. Particolarmente significative sono le immagini provenienti dall’Archivio fotografico della Soprintendenza che documentano la vita quotidiana delle comunità agro-pastorali delle Giudicarie Esteriori dove l’apicoltura è praticata da millenni.
Fin dall’antichità l’ape mellifera ha destato forte interesse e curiosità negli esseri umani. La produzione di grandi quantità di miele, alimento d’eccezione con altissimo valore nutritivo, ma anche di cera e propoli, hanno indotto le comunità di cacciatori-raccoglitori prima e le società agricole poi, a utilizzarne sempre più i prodotti. I resti archeologici di arnie e apiari non sono frequenti a causa della natura organica di questi oggetti che si conservano solo in contesti ambientali eccezionali. L’uso dei prodotti dell’alveare è testimoniato già a partire dalle fasi finali del Paleolitico. In Trentino, sulla piana della Marcesina, il Riparo Dalmeri (datato a circa 13.000 anni fa) ha restituito ben 247 pietre con tracce di ocra rossa mescolata in alcuni casi con un legante di natura cerosa, la cui composizione è molto simile alla cera d’api. Le pietre riportano tracce di colore su una o entrambe le superfici e in molti casi sono stati identificati anche disegni particolarmente accurati di animali, piante, mani, figure umane o elementi geometrici. Un’altra importantissima testimonianza dell’uso dei prodotti delle api nella preistoria è documentata da un agglomerato di resine di pino e abete rosso e di propoli, impiegato a scopo terapeutico (anestetico, antibiotico e cicatrizzante), rinvenuto a 2.150 metri di quota nelle Dolomiti bellunesi, nella sepoltura di un cacciatore-raccoglitore del Mesolitico, vissuto circa 8.400 anni fa. Molte le curiosità come ad esempio l’utilizzo della cera d’api per otturazioni dentali come attestato dal ritrovamento in una piccola caverna dell’Istria settentrionale di una “otturazione preistorica” sul canino sinistro di una mandibola appartenuta ad un giovane uomo.
Nella straordinaria collezione di reperti in legno dell’età del Bronzo riportati alla luce dagli archeologi durante gli scavi nella torbiera di Fiavé è particolarmente interessante un bugno o arnia villica rinvenuto in una palafitta sull’acqua, la cui replica è esposta in mostra. Si tratta di un contenitore cilindrico ricavato da un tronco scavato e trattato con grasso animale e cera d’api per favorire l’insediamento delle api e la costruzione dei favi.