L’economia di Paglia

La fine delle ideologie collettivistiche e la deriva “egoistizzante” che ha contraddistinto la fine del secolo scorso sono state evidenziate da mons. Vincenzo Paglia, vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia e figura di primo piano dell’episcopato italiano, ospite giovedì scorso a Trento della Cooperazione, dell'Associazione dei direttori delle Casse Rurali e dell'Ucid (Imprenditori Cattolici) per un “dialogo sulla vita” a partire dall'economia.

La modernità, secondo Paglia, ha dato moltissimo spazio alla libertà, un po’ meno all’uguaglianza; la fraternità, la terza delle tre parole della rivoluzione francese, è invece sparita dall’orizzonte politico ed economico. L’uomo è stato colto, da un lato, dall’infatuazione delle tecnologia e, dall’altro, dalla corsa al consumismo, nella speranza, vana, che consumare di più avrebbe aperto le porte della felicità.

Per il vescovo emerito “la libertà senza limiti, senza il contrappeso della responsabilità, ha prodotto la più grande delle malattie di cui soffre l’Occidente contemporaneo, la solitudine”.Di fronte allo sfaldamento, all’inconsistenza delle leadership politiche mondiali, l’autorità morale di Papa Francesco può giocare un ruolo decisivo nel promuovere la pace tra i popoli, soprattutto nelle zone calde del Pianeta. La parte finale della serata è stata dedicata all’ultimissimo libro di mons. Paglia, intitolato coraggiosamente “Sorella morte”. “Ogni volta che muore qualcuno, un intero mondo scompare”, ha detto il vescovo.

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