Le montagne del Trentino sono state protagoniste a Rai 3 Geo. Ospite del programma la botanica Giulia Tomasi, del Museo civico di Rovereto, che ha dialogato con Emanuele Biggi.
La puntata – che si può rivedere su Raiplay – ha raccontato il progetto “Flora di Vetta”, avviato dal Museo in collaborazione con i parchi del Trentino (il Parco naturale Adamello Brenta, il Parco nazionale dello Stelvio – sezione trentina e il Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino) e con il contributo della Provincia di Trento.
L’obiettivo di “Flora di vetta” è quello di studiare gli spostamenti della flora in alta quota a causa del riscaldamento globale. Il progetto richiede oltre alla competenza scientifica anche la tecnica alpinistica necessaria a raggiungere luoghi spesso impervi e fuori dai percorsi battuti: nell’estate 2022 sono state esplorate 13 vette trentine di diversa natura geologica all’interno dei tre Parchi, dai 2700 m sino ai 3757 m di quota della Cima del Cevedale, la più alta del Trentino.
Gli ambienti di alta quota sono i più adatti per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla flora, perché sono quelli dove non entrano in gioco altri fattori di natura umana (gestione del territorio, urbanizzazione, pratiche agricole).
Rispetto ai dati raccolti nel 2019 e pubblicati nel volume “Flora del Trentino” – riporta la Provincia di Trento – il monitoraggio 2022 ha evidenziato già 145 record altimetrici provinciali e alzato il limite altitudinale assoluto di quota per le piante in Trentino con i 3.598 m di Poa laxa su Punta Taviela. I dati saranno elaborati dall’Università di Padova.
Tra i record altimetrici ci sono quello dell’Arnica montana trovata nel Parco Adamello Brenta sul versante sud Carè Alto a 3020, che ha fatto un salto di 400 m rispetto al 2019, oppure “Gentiana brentae” (che al mondo cresce quasi solo sulle Dolomiti di Brenta) segnalata finora solo fino a 2650 m e individuata ora in vetta al Grostè (2900 m).
Anche Saxifraga facchinii, specie endemica e rara, ha fatto registrare un balzo di 290 m rispetto ai dati precedentemente pubblicati, grazie al ritrovamento su Cima Vezzana nel Parco Paneveggio Pale di San Martino a 3190 m.