Brasile, specchio di contraddizioni

“Quello attuale non è il governo perfetto, ma perlomeno si è interrogato su cosa occorra fare per il bene comune”

“Al voto del 5 ottobre per l’elezione del nuovo presidente, di deputati e senatori, la società brasiliana si presenta profondamente rinnovata. Il Brasile di oggi è molto differente da quello di 15, 20 anni fa, quando 50 milioni di persone pativano la fame, quando mancava la possibilità di istruirsi, di avere un’assistenza sanitaria”. Guardando alla realtà brasiliana dall’osservatorio privilegiato dell’agenzia di informazione Adital (www.adital.com.br), di cui è direttore, don Ermanno Allegri, missionario fidei donum inviato dalla diocesi di Bolzano-Bressanone a Fortaleza, nel Nordest del Paese, preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno. “La gente comincia a pensare, a organizzarsi, prende consapevolezza di tutto quello di cui è stata privata nel passato e di quanto ancora non ha raggiunto”.

E’ un cammino irto di difficoltà, ma la direzione, osserva Allegri, è quella di una maggiore giustizia sociale. Ne è la cartina di tornasole il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni – sono 45 milioni di persone in America Latina, pari all’8,3% della popolazione del continente; circa 900 mila in Brasile (fonte: Funai – Fundação Nacional do Índio): negli ultimi dieci anni ci sono stati progressi in materia di accesso alla sanità e all'istruzione, riconosce l’ultima relazione della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal), così come nel riconoscimento dei loro diritti alla terra e alla partecipazione politica.

In Brasile in questi ultimi anni la disoccupazione è stata fortemente ridotta, si è registrato trasferimento di reddito verso i settori più poveri della popolazione, il salario minimo è stato mantenuto al di sopra dell’inflazione. Osserva Allegri: “Quello attuale non è il governo perfetto, ma perlomeno si è interrogato su cosa occorra fare per il bene comune, piuttosto che per favorire questa o quell’impresa privata o certi interessi privati…”. Ovvero gli interessi di quei poteri che ora con queste elezioni sperano di cacciare la presidente Dilma Rousseff e di ridimensionare fortemente il Pt (Partido do Trabaladhores, Partito dei lavoratori, ndr). E’ una prospettiva che preoccupa Allegri: “Politicamente, il Brasile sostiene l’America Latina. Un intervento del Brasile ha un peso molto grande”.

Ad accompagnare il cammino della società brasiliana negli ultimi vent’anni ci sono anche le Chiese. Le Chiese possono guardare dalla finestra quello che accade, o scegliere invece di investire la loro forza politica, sociale e soprattutto la loro capacità di essere accanto all’uomo per produrre un cambiamento, afferma Allegri: “Le Chiese hanno l’impegno di costruire il Regno di Dio, che non è una bella parola campata per aria: significa che la società si converte. Non guardo più a me stesso, al mio gruppo, al mio paese, ma ho uno sguardo aperto al mondo”.

Dove questa “conversione” ha agito maggiormente, per stare al linguaggio di Allegri, è nei giovani, nelle donne, nelle popolazioni indigene, che “hanno fatto passi enormi”. Allegri non ha dubbi: senza la spinta propulsiva di questi gruppi organizzati, il Brasile non avrebbe registrato i progressi che invece sono sotto gli occhi di tutti e che l’agenzia Adital ha puntualmente osservato e raccontato. “E continuerà a farlo, anche in occasione di questo appuntamento elettorale”.

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