Palermo sul Terzo Statuto: “Non sarebbe accettata la riforma, se fosse calata dall’alto”

«Siamo in ritardo di almeno 15 anni, l'attuale statuto riflette una società che non c'è più».

Non usa mezzi termini Francesco Palermo, senatore altoatesino Svp-Pd. Dal suo osservatorio romano e da esperto costituzionalista, ai microfoni di Trentino inBlu, spiega le ragioni per cui sia necessaria una riforma dello statuto speciale per la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol. “Non c'è bisogno di una rivoluzione, semmai di una manutenzione e – spiega – oggi ci sono le condizioni giuridiche per affrontare un processo di revisione e di adeguamenti tecnici”. Se si legge lo statuto la lista delle lacune è tale da sollecitare un aggiornamento. Non si parla, ad esempio, di Europa, né di cooperazione transfrontaliera avviata con l'Euregio, l'elenco delle competenze frutto delle norme di attuazione è incompleto e impreciso e non sono definiti gli esatti confini tra le prerogative delle due province e i poteri dello Stato. “Il contesto sociale ed economico è cambiato – precisa – così come è cambiato il quadro dei rapporti finanziari e istituzionali con Roma, sono state introdotte nuove norme e direttive scollate dalla realtà, dalla gente. E questo è pericoloso. Pertanto lo statuto richiede una manutenzione fatta anche con il contributo della società civile”.

Ecco il perché della Convenzione e della Consulta.

Ormai nelle democrazie avanzate i percorsi di riforma si fanno con organismi appositi, a composizione mista, che lavorano secondo il metodo partecipativo, visto che quello tradizionale dell'assemblea legislativa si è mostrato inefficace. Se nel '72 sono bastate poche persone per l'approvazione del secondo statuto, all'epoca fu corretto, ora serve una visione più ampia e condivisa proprio per la complessità del contesto.

Perché ritiene centrale la partecipazione dei cittadini?

In primo luogo perché la politica da sola – presa dalle urgenze e questioni prioritarie quotidiane – è incapace di gestire una riforma di tipo strutturale, ha bisogno di uno stimolo esterno. Il secondo motivo è la legittimazione democratica: oggi, in una società pluralista, una riforma calata dall’alto non sarebbe accettata, anche se fosse la migliore. Lo stesso vale, ed è giusto che lo sia, per decisioni prese in altri ambiti.

Come valuta il percorso separato delle due Province?

Si è presa la strada più lunga. Da un punto di vista giuridico è un errore visto che comunque si deve arrivare con un testo unico in Consiglio regionale. Il punto di controversia, che ci sarebbe stato anche con un unico organismo, riguarda il ruolo della Regione. Un dibattito ampio aiuterà, forse, a trovare un compromesso.

Quale futuro vede per un ente Regione oggi svuotato di competenze e senza peso politico?

Le due province non hanno massa critica né risorse sufficienti per gestire una serie di ambiti, trasporti, sanità, ricerca, cultura, tutela dell'ambiente…La Regione, così come l’Euregio, può diventare sede di concertazione in cui confrontarsi prima di decidere gli atti legislativi. Bisogna uscire da una logica politico istituzionale e rafforzare invece la cooperazione e la coesione tra le due province. E' una convenienza reciproca.

Gli elementi prioritari di riforma?

La modernizzazione dell’impianto di governo, fermo al 1948, e delle relazioni istituzionali: come gestire i rapporti tra Provincia e Comuni, la collaborazione transfrontaliera; ci sono poi gli aspetti relativi alle persone, il peso della democrazia diretta o quella partecipativa, la sfida dell’integrazione, di un sistema scolastico competitivo a livello europeo. Tanti temi che vanno discussi in modo complessivo e non ideologico.

Intanto, sullo sfondo avanza la riforma costituzionale Renzi-Boschi, per fortuna, con l’ormai noto articolo 39, che salva Trento e Bolzano dalle norme “centraliste” a scapito delle regioni ordinarie…

Per le speciali questa riforma non varrà fino a quando non sarà riformato lo Statuto. E dopo ci vorrà comunque un'intesa paritaria tra lo Stato e le due Province. Siamo quindi al riparo.

Questa riforma ci accompagnerà almeno per i prossimi 20 anni…

Come detto, è necessaria un’autoriforma per evitare il rischio di un’eteroriforma e mantenere lo statuto quale carta fondamentale della comunità. L'auspicio (ride,ndr) è che non sia la discussione ad accompagnarci per i prossimi vent’anni!

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina